La denuncia di un furto d’auto (o meglio di quella che in realtà era un rottame incidentato) mai avvenuto è il preludio di un tentativo di raggiro non andato a buon fine soprattutto grazie alla verifiche effettuate dall’investigatore privato ingaggiato dall’assicurazione, parte civile nel processo. Una vicenda giudiziaria culminata nei giorni scorsi con la condanna dei due imputati a un anno e quattro mesi di reclusione (pena sospesa), il primo, 55enne, per «fraudolento danneggiamento dei beni assicurati e mutilazione fraudolenta della propria persona»; il secondo, 33enne per simulazione di reato. Ad emettere la sentenza, il giudice monocratico de Tribunale penale di Bari (prima sezione).
Tutto ha inizio il 23 febbraio 2022 con la denuncia di furto di una Golf Volkswagen intestata a una società del tarantino presentata ai carabinieri di Santeramo in Colle. Una sera d’inverno l’amara sorpresa: «Ignoti l’avevano asportata» viene messo nero su bianco. Parallelamente, l’amministratore della società chiede all’assicurazione il pagamento del premio a fronte della polizza che copriva il furto del mezzo, allegando sia la denuncia, sia una chiave, precisando in un secondo momento di avere smarrito l’altra. La compagnia non si fida e ingaggia un investigatore privato. Ciò che scopre è quasi roba da film. Dalle sue indagini, infatti, emerge che l’auto, immatricolata in Germania nel 2017, era stata acquistata nel 2020 (la nuova immatricolazione è di agosto) per 6.200 euro da una società del Tarantino. A riprova della correttezza dell’acquisto, ci sarebbero le fatture emesse dalla società tedesca venditrice. Ma dagli ulteriori approfondimenti, emerge molto altro. Anzitutto, il mezzo nel febbraio 2020 era stato coinvolto in Germania in un un grave incidente stradale in cui un 86enne aveva perso la vita. Le foto del mezzo sono inequivocabili: la parte anteriore è completamente distrutta. Dunque, appare improbabile che il veicolo fosse stato ripristinato al punto da consentire la successiva regolare messa su strada. A conferma, dagli originali delle fatture emerge anche altro: il prezzo era di 1.700 euro non di 6.200; e soprattutto l’oggetto della compravendita non era l’auto, bensì la carrozzeria incidentata, di cui poi sarebbe stato simulato il furto. Nel corso delle indagini viene anche disposta una perizia sulla chiave consegnata in sede di denuncia in cui si racconta il falso. Dall’elaborato emerge che non è stata realizzata dalla casa madre e che si trattava in realtà di un duplicato fatto da chissà chi.















