Il Forum dello Shangri-La Dialogue tenutasi a Singapore conferma la validità del modello italiano sulla sicurezza subacquea basato sul ruolo di deterrenza della Difesa, sulla cooperazione internazionale e sulla collaborazione pubblico-privato nella protezione delle infrastrutture critiche subacquee. L’Italia è già avanti col Polo nazionale della subacquea e con la costituenda Agenzia che fanno perno sulla Marina

La protezione delle infrastrutture critiche subacquee (Icu, dall’acronimo inglese) costituite dalle dorsali sottomarine di cavi digitali ed elettrici e di gasdotti è stata al centro dell’annuale Forum dello Shangri-La Dialogue organizzato a Singapore. Numerosi i Paesi partecipanti sia del sud-est asiatico come come Filippine, Australia, Nuova Zelanda, sia dal nord-Europa quali Estonia, Finlandia, Francia oltre all’Italia nella veste di hub digitale ed energetico mediterraneo, unico ad essere già dotato di un’organica normativa sulla sicurezza subacquea. Assenti, invece, Stati Uniti e Cina, a significare scarso interesse verso un approccio multilaterale al problema.

Al ministero della Difesa di Singapore si deve la proposta di principi guida per la cooperazione militare nella protezione delle Icu, documento che, per quanto non-binding, assurge a patto internazionale per lo scambio di sinergie nel mantenimento della loro integrità. Il testo, denominato Guide (dall’acronimo di “Guiding Principles for Underwater Infrastructure Defence Exchanges”) afferma a tal fine il rispetto della libertà di navigazione e dei diritti degli Stati nelle zone di sovranità e giurisdizione nazionale. Nello stesso tempo auspica la collaborazione tra tutti i soggetti pubblici e privati coinvolti nell’ambito delle competenti strutture militari e civili dei singoli Stati.