Era atteso per la mattina di oggi, mercoledì 3 giugno, il parere della procura generale di Milano sul caso di Nicole Minetti. L’ex consigliera regionale condannata in via definitiva per favoreggiamento della prostituzione e peculato e poi graziata dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. A seguito di alcune inchieste giornalistiche del Fatto Quotidiano, il capo dello Stato aveva chiesto un supplemento d’indagine e la verifica su quanto scritto dal quotidiano. A distanza di oltre un mese la procura generale ha confermato il parere positivo.
«Con Minetti solo pochi mesi». Ecco le carte sulla testimone
Dagli accertamenti svolti «risulta che i fatti riportati nelle notizie di stampa dalle quali ha tratto origine il presente supplemento di attività non corrispondono al vero e che non sono emersi fatti contrastanti con il quadro probatorio già acquisito», si legge in una nota firmata dalla procuratrice generale di Milano Francesca Nanni. Al ministero della Giustizia sono state trasmesse le risultanze delle nuove analisi e dei nuovi approfondimenti. In sostanza, la procura generale conferma il parere positivo alla grazia concessa dal presidente della Repubblica a febbraio. In particolare, viene chiarito che il professionista deceduto in Uruguay in circostanze ritenute «non chiare» non era il legale dei genitori biologici del minore adottato, ma l'avvocato dello stesso bambino, favorevole all'adozione.










