Ira Levin non scrisse soltanto uno dei capolavori dell’horror come “Rosemary’s Baby”, ma si dedicò a un altro genere di orrore con “I ragazzi venuti dal Brasile”, che compie cinquant’anni giusto ora, e che forse andrebbe riletto e meditato.Nella storia, raccontata anche in un famoso film con Laurence Olivier e Gregory Peck, si immagina che Josef Mengele, rifugiatosi in Brasile, crei 94 cloni di Hitler, scegliendo attentamente i genitori adottivi di ognuno e avendo cura di eliminare il padre al compimento dei 14 anni dei cloni medesimi, come avvenne al vero Adolf. Lo scopo, ovviamente, è quello di dar vita a un Quarto Reich, perché, per dirla con un altro (grande) scrittore, Camus, ci sarà sempre un momento in cui la peste sveglierà i suoi topi per mandarli a morire in una città felice. Per questo è fuorviante, anche se prevedibile, il furore contro Itamar Ben-Gvir, che è stato messo all’angolo anche dal suo premier. Tardi, troppo: quel furore doveva precedere quanto ha fatto e detto contro la Flotilla (e non solo), perché il suo è forse l’unico caso in cui un uomo di quel potere abbia un passato terroristico come militante del Kach ed è stato condannato per questo motivo, senza peraltro mai prenderne le distanze, e insomma siamo abituati a molte cose, ma un ministro che continua a celebrare il terrorismo in un governo che a parole si dice democratico è un inedito, o quasi. Detto questo, restano gli altri 93 cloni, e forse si esagera per difetto: un paio, come Jair Bolsonaro e Victor Orbàn, non sono più al governo dei loro Paesi, ma resta quel che hanno seminato, l’elogio della tortura, il disprezzo contro le donne e le persone Lgbtqia+, il razzismo. L’odio, punto.Resta l’AfD in Germania, dove il neonazismo cresce e si moltiplica, e resta il leader Björn Höcke, peraltro condannato per l’uso di slogan nazisti. Resta, in Ungheria, il Movimento Nostra Patria di László Toroczkai, l’anima candida che sogna recinzioni per fermare gli stranieri. E resta la Giornata dell’Onore, con la calda accoglienza riservata, lo scorso 14 febbraio, ai nazisti provenienti da decine di Paesi, così come esiste ancora il raduno nazista organizzato da Legiohungaria. Resta, in Polonia, Konfederacja e le posizioni xenofobe di cui è portatrice, resta Vox in Spagna, che ha recentemente proposto una mozione dove si chiede lo scioglimento del movimento Antifa e la sua inclusione nella lista europea del terrorismo, e resta pure il nostro Vannacci che certamente non sarà da meno dei suoi colleghi europei. Non sono paragonabili a Ben-Gvir, si dirà: vero, non adesso, forse. Ma ci sono contagi che si diffondono, e bisognerebbe rimeditare le parole del segretario Usa Marco Rubio quando inscrive “antifa” fra le organizzazioni terroristiche, scambiando un valore, l’antifascismo, per un complotto internazionale.Per questo, la cosa preziosa di oggi è “Antifascismo illegale”, che esce per Momo a cura di Mattia Tombolini, e che raccoglie le testimonianze di Eugenio Losco, Mark Bray, Youri Krassouli, Giovanni Rufino, Rote Hilfe, su quanto sta accadendo attorno a noi.Non significa che non bisogna condannare Ben-Gvir, evidentemente, ma che quella condanna va estesa prima che altri applaudano e festeggino l’introduzione della pena di morte con una torta decorata con un cappio (e forse accade già, e non lo sappiamo, e il problema sta esattamente qui, altro che egemonia culturale).
I nuovi cloni dell’estrema destra sono tra noi
Il contagio autoritario si diffonde. Tra razzismo e nazionalismo, da Ben-Gvir a AfD, da Vox a Orbán








