Oggi gli interrogatori di garanzia per la madre della bambina di due anni uccisa di botte, Emanuela Aiello, e il compagno, Emanuel Iannuzzi. La speranza del padre biologico della bimba che cambino le ipotesi di reato

«Picchiare una bambina di due anni non è la stessa cosa che picchiare un adulto» dice Mario Ventimiglia, avvocato di Maurizio Rao, padre biologico della piccola Beatrice. Perciò secondo il legale, la procura dovrebbe cambiare il capo d’imputazione. Parlando a margine dell’interrogatorio di Emanuel Iannuzzi, compagno della madre della bambina di due anni uccisa di botte nella notte tra l’8 e il 9 febbraio a Bordigera, l’avvocato ha aggiunto: «Se si colpisce con ferocia e crudeltà una bambina così piccola, non si può pensare di non causarne la morte. Ci aspettiamo che eventualmente il capo di imputazione sia solo provvisorio: speriamo che la procura da ulteriori elementi che devono essere ancora depositati possa contestare quantomeno allo Iannuzzi l’omicidio volontario della bambina».

Rao, ha aggiunto Ventimiglia, «si aspetta che finalmente la madre dichiari la verità su quello che è successo e su ciò che ha comportato la morte della bambina». Le due sorelline di Beatrice, di 7 e 9 anni, saranno «sicuramente persone offese nel procedimento e verranno rappresentate da una figura nominata dall’autorità giudiziaria». Il legale ha precisato che il padre biologico non conosceva Iannuzzi: lo ha incrociato una sola volta, quando, già detenuto, aveva ottenuto di sentire le figlie al telefono. «Stava parlando con loro quando Iannuzzi ha strappato loro il cellulare e l’ha invitato in modo brutale a non chiamarle più».