Nel bazar delle vendite online sui social network sono spuntati anche video dove ragazzi con la Sindrome di Down provano a vendere piccoli oggetti che dicono di aver costruito con le loro mani. Nello specifico parliamo di una lampada da tavolo. Nel profilo non c’è niente di reale.
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Ci sono bolle di algoritmo in cui i social diventano un bazar. A volte scorri un video dopo l’altro e trovi solo profili che cercano di venderti qualcosa: creator con i loro advertising, commercianti che rilanciano la loro attività o profili che rimandano direttamente a link di e-commerce dubbi. Con TikTok Shop queste attività hanno fatto un salto di specie. Ci sono profili dedicati interamente alla vendita di articoli da e-commerce, un esercito di piccoli Mastrota a misura di smartphone. Tra le strategie usate per vendere ci sono anche delle storie completamente inventate.
Ne avevamo parlato lo scorso aprile. A un certo punto sono comparsi video che partivano tutti dalla stessa premessa: “Nessuno compra gli oggetti che fa mio padre, lui si impegna tanto”. Dentro clip di ragazze che piangono e uomini anziani al lavoro con macchinari faticosi. È il marketing delle lacrime: basta aspettare l’arrivo della promo e si capisce il punto di caduta. Non c’è nessun padre artigiano e nessun lavoro di artigianato in generale: gli oggetti in vendita sono tutte cose prodotte in serie da fabbriche anonime. Ora la stessa operazione viene fatta con i volti di ragazzi down. Il primo video che ho visto aveva 1,7 milioni di like, oltre 22 milioni di visualizzazioni. Una ragazza con i capelli rossi e tratti legati alla Sindrome di Down ha in mano un soffione, lo mette in un contenitore pieno di resina che poi lo lavora fino a farlo diventare un soprammobile. L’operazione viene ripetuta anche per altri fiori. Nella didascalia ci sono poche parole: “Ragazzi, per favore non andate avanti con lo scroll. Ho fatto tutto questo per voi”. Controllo il profilo: si chiama RedFeather Works e ci sono 40.000 follower e decine di video del genere.







