Un discorso pronunciato dal proprietario di uno dei giornali più influenti del mondo ha fatto scalpore. Il primo giugno Arthur Sulzberger, erede della famiglia che controlla il New York Times, era a Marsiglia per il congresso mondiale dei mezzi d’informazione. Le sue parole sono state pubblicate con il titolo “L’ia, il giornalismo e il futuro incerto della sfera pubblica”.
La posta in gioco, in effetti, non è tanto il giornalismo; non si tratta di una battaglia corporativa. In ballo c’è la democrazia o, almeno, l’accesso a un’informazione documentata, affidabile e pluralista, una condizione essenziale per avere un dibattito democratico.
Il proprietario del New York Times, giornale fondato 175 anni fa, si preoccupa per l’eccessivo potere dei giganti della tecnologia, che a suo parere stanno cercando di “smantellare definitivamente i diritti che ci permettono di controllare i contenuti che creiamo”. Le aziende di intelligenza artificiale, spiega, si appropriano dei dati senza permesso e senza pagare nulla. Per Sulzberger è un “furto”.
Negli ultimi vent’anni le piattaforme digitali sono riuscite ad accaparrarsi buona parte del valore che in passato era riservato alla stampa. E poiché non vogliono assumersi la responsabilità dei contenuti che diffondono, hanno favorito la disinformazione, l’odio online e un caos dell’informazione che pesa sul dibattito pubblico nelle società aperte.













