Millesimo -«Se vinciamo il campionato, partiamo insieme per il Cammino di Santiago». Avete presente la classica battuta che si dice per inseguire un sogno se non impossibile, almeno molto difficile da conquistare? I giocatori del Millesimo, Jonathan Lazzaretti e Matteo Gadau, l’hanno pronunciata prima di Natale, in tempi non sospetti, quando i giallorossi iniziavano a scalare la classifica del campionato di Eccellenza, ma nessuno ancora aveva il coraggio di pronunciare la promozione in serie D. Ebbene, conquistato il salto di categoria, non è rimasto altro da fare che chiudere lo zaino, partire per La Coruna e mettersi in cammino. Il gruppo è arrivato a Santiago domenica. Mister Fabio Macchia, il vice Ivo Castello, i giocatori Manuel Cigliuti, Matteo Gadau, Matteo Gualtieri, Jonathan Lazzaretti ed Edoardo Totaro hanno percorso 117 km in cinque giorni, arrivando davanti alla famosa cattedrale per la foto di rito che, neanche a dirlo, hanno fatto con la maglietta stampata apposta per la promozione in D. Ieri erano già di nuovo a Millesimo, ma con un’esperienza in più da raccontare ai compagni di squadra. «Un viaggio fantastico, abbiamo incontrato persone da tutto il mondo – racconta ora mister Macchia – La fatica non è stata poca, soprattutto per me che non ero per nulla allenato, ma la bellezza di questo viaggio è stato il fatto che lo abbiamo fatto insieme. Quando Jonathan e Matteo han fatto questa battuta negli spogliatoi, nessuno credeva di partire davvero. Tutti abbiamo risposto con un bel magari. Loro erano seri, io mi sono accodato, speravo di far bene, sapevo che potevamo giocare alla grande, ma onestamente non credevo che sarei partito davvero per il cammino. Altri, come me, si sono accodati. Quando abbiamo vinto, ci siamo guardati negli occhi e ci siamo promessi che saremmo partiti veramente». Il percorso si è snodato tra boschi, tratti pianeggianti e ombrosi, altri più impegnativi. I giocatori l’hanno vissuto come un proseguimento degli allenamenti, Macchia e il suo vice hanno sicuramente speso più energie. «Io ho tenuto male al polpaccio praticamente tutto il tempo - ride mister Macchia -, ma che soddisfazione. Il percorso è molto bello e anche molto frequentato. Noi ne abbiamo fatto l’ultimo tratto che si chiama “Cammino Inglese”, si arriva a sera stanchi morti, ma poi è talmente bella l’atmosfera che si ha anche voglia di conoscere i luoghi, gli altri pellegrini. Non contenti del percorso, andavamo ancora in giro per i borghi per un totale di 158 km finali. La mattina si riparte belli carichi, è un po' come tornare in campo. Domenica, non appena arrivati a Santiago, siamo andati alla messa per gli italiani di don Fabio, abbiamo preso la certificazione del pellegrino. Il viaggio era un fioretto, lo abbiamo mantenuto: è stata una prova fisica, ma anche una questione di testa. La nostra motivazione era enorme, torniamo più uniti».