Che fine faranno i gessi della gipsoteca dell’Accademia e perché non sono valorizzati? Sono domande emerse durante il convegno di Spazio Alber1ca al San Giacomo. A parlarne Cristiana Barandoni docente di Progettazione dei beni archeologici dell’Università di Firenze e Giovanni Chiapello, docente all’Accademia. Barandoni ha evidenziato che l’esposizione dei gessi richiede competenze museologiche e diagnostiche per garantire la tutela e superare la mera esposizione temporanea. L’intervento evidenzia la necessità di indagini strutturali approfondite, sottolineando come la valorizzazione del patrimonio sia un’opportunità per riaffermare l’identità culturale cittadina oltre le iniziative estemporanee. Barandoni ha proposto di fermare le mostre temporanee superficiali a favore di un piano scientifico incentrato sullo studio diagnostico preventivo e la gestione affidata a esperti qualificati. Il progetto proposto dalla studiosa mira a valorizzare in modo permanente la collezione di gessi, attraverso percorsi espositivi stabili e programmi di divulgazione per la collettività. Barandoni ha anche parlato di una forte inversione di rotta sul modo di fare cultura in città, chiedendo di togliere la gestione del patrimonio culturale dalle mani di guide improvvisate o semplici custodi della memoria volenterosi. Giovanni Chiapello ha invece ricostruito la storia del degrado e del parziale recupero della gipsoteca iniziata negli anni ‘80 con il restauro dei gessi storici. Nonostante il successo delle mostre temporanee, l’autore ha denunciato la mancanza di una sede definitiva criticando l’ipotesi del Comune di smembrare la collezione. La situazione critica della collezione fu segnalata a Chiapello già nel 1980 da Renato Carozzi: i gessi si trovavano ammucchiati in un capannone a Monterosso. Grazie ai fondi della Triennale di Scultura curata da Mario De Micheli, vennero individuati e restaurati i primi 50. I lavori di recupero non si sono mai fermati e proseguono ancora oggi, gestiti direttamente dai docenti di restauro dell’Accademia. Chiapello ha poi ricordato che "è stata di fatto disattesa la promessa di palazzo Rosso come sede, fatta dall’allora sindaco Angelo Zubbani, ventilando l’ipotesi di disseminare i gessi in vari siti più o meno privati, operazione scellerata che andrebbe a smembrare una collezione che è e deve rimanere un corpo unico".