Il quartiere Umbertino è il cuore della movida barese, amatissimo dai turisti sedotti dalla Bari-mania, e custodisce anche monumenti dedicati a personalità che hanno dato lustro alla città: da qualche giorno un writer o un semplice sciagurato con bomboletta ha imbrattato il retro della colonna che sostiene il busto di don Araldo di Crollalanza, podestà, ministro dei Lavori pubblici e, dopo la caduta del regime, senatore della Repubblica fino al 1987, quando morì. Il comitato onoranze per Araldo di Crollalanza, presieduto da Michele Mirizzi, esprime “forte biasimo per l’accaduto, che colpisce un politico per tutta la vita amato trasversalmente dai baresi”.
La scritta in giallo è senza dubbio una bravata di dubbio gusto, il Comune dovrebbe rimuoverla in tempi brevi, ma riguarda la percezione che si ha dello spazio pubblico. Il decoro urbano è, infatti, l'insieme delle condizioni estetiche, igieniche e di armonia visiva che rendono uno spazio collettivo ordinato, pulito e rispettoso della dignità dei luoghi e dei cittadini. Spesso il decoro dei luoghi centrali delle metropoli costituisce anche un biglietto da visita per il racconto social che moltiplica l’appeal dei luoghi.
Bari ha dedicato la parte centrale del lungomare ad Araldo di Crollalanza su iniziativa del sindaco socialista del tempo, Franco De Lucia, mentre il busto fu realizzato su iniziativa di Aldo Baldi, presidente della circoscrizione Madonella e fondatore del Msi a Bari, All’inaugurazione dell’opera, il 20 gennaio del 2001, presero parte Gianfranco Fini, Donna Assunta Almirante, Angiola Filipponio Tatarella e tra gli altri, Alexander Wiesel. Il senso politico di celebrare il politico del Movimento sociale italiano fu così colto dall’intellettuale di sinistra Beppe Vacca: «Eravamo su fronti opposti, ma di Crollalanza fu sempre corretto nei rapporti politici. Non mi sembra giusto che, chi non sia stato dalla sua parte come me, debba esimersi dal riconoscerne i meriti che e le qualifiche che l’hanno distinto».








