L’intelligenza artificiale sta entrando nella vita di tutti i giorni più velocemente di quanto si riesca a comprenderla, generando un diffuso senso di impreparazione. Questo tratto emerge in maniera netta dalle analisi condotte da Demos per l’Osservatorio sul Nordest del Gazzettino, delineando una mappa sociale in cui sembrano mescolarsi stupore e inquietudine. La maggioranza (assoluta, 54%) degli intervistati, infatti, si dichiara molto (46%) o moltissimo (8%) d’accordo con l’idea che l’intelligenza artificiale stia entrando nel quotidiano più velocemente di quanto riesca a comprenderla e per questo si sente impreparata, mentre è una minoranza (46%) a non avvertire questo senso di inadeguatezza.

ETÀ E GENERE Ma come cambia questa percezione in base ai diversi settori sociali? Se guardiamo all’influenza del genere, possiamo vedere che le donne tendono a manifestare una preoccupazione superiore (58%) rispetto a quella rintracciabile tra gli uomini (49%). Analizzando il fattore anagrafico, invece, possiamo osservare come la sensazione di disagio derivata dal ritmo con cui l’IA sta entrando nelle vite tende a farsi più ampia con il crescere dell’età. Tra quanti hanno meno di 30 anni, infatti, la paura si ferma al 38%; sale al 47% tra coloro che hanno tra i 30 e i 44 anni; supera la soglia del 50% tra le persone di età centrale (45-54 anni, 57%) e tra gli over-65 (58%), ma tocca il livello più alto (67%) tra gli adulti (55-64 anni). L’ISTRUZIONE Anche il livello di istruzione sembra influenzare questo senso di smarrimento diffuso: tra i laureati, la quota di chi si sente “rincorso” dall’intelligenza artificiale si ferma al 44%, mentre sale al 50% tra i diplomati e raggiunge il 59% tra coloro che hanno conseguito al massimo la licenza media. Dal punto di vista socioprofessionale, infine, i distinguo si fanno ancora più marcati, evidenziando il forte impatto emotivo che questo strumento sta esercitando sui diversi contesti lavorativi. Il timore verso la velocità con cui l’intelligenza artificiale sta entrando nel quotidiano sembra particolarmente elevato tra pensionati (59%) e casalinghe (58%), anche se è tra gli operai che questa preoccupazione tocca il livello più elevato (63%). Intorno alla media dell’area, invece, ritroviamo i disoccupati (56%), mentre la di sotto di questa soglia si fermano imprenditori e lavoratori autonomi (49%), insieme a impiegati e funzionari (43%), anche se è tra liberi professionisti (32%) e studenti (37%) che possiamo registrare i livelli di allarme più contenuti.La preoccupazione diffusa tra i nordestini, dunque, sembra incrociare perfettamente le riflessioni contenute nella recente enciclica “Magnifica Humanitas”. Secondo il documento di Papa Leone XIV, infatti, la tecnica deve rimanere uno strumento al servizio della persona e non un fattore di esclusione sociale. Per questo, Prevost esorta a non rincorrere acriticamente l’algoritmo, e chiede una regolamentazione che rimetta al centro la dignità umana e il bene comune. Questa sollecitazione a custodire la persona umana sembra offrire un po’ di conforto alle paure dei nordestini, che temono di essere sovrastati da un futuro che arriva troppo velocemente, rimanendo impigliati in un antiquato passato.