“Quando devo prendere una decisione importante, di solito consulto uno strumento di Intelligenza artificiale”: con questa affermazione si dichiara molto (8%) o moltissimo (2%) d’accordo il 10% degli intervistati. Secondo i dati analizzati da Demos per l’Osservatorio sul Nordest, infatti, la stragrande maggioranza al momento mostra un certo distacco da questa idea, interpellando poco (29%) o per niente (61%) l’Intelligenza artificiale in occasione di scelte cruciali. Fine della storia? Non proprio.

Perché quel 10%, guardato con un minimo di prospettiva, appare tutt’altro che trascurabile. La tecnologia di cui stiamo parlando, infatti, è entrata nella vita quotidiana solo negli ultimissimi anni, e l’utenza che l’ha approcciata potrebbe essere ancora piuttosto limitata. Da questo punto di vista, l’idea che una persona su dieci dichiari già oggi di affidarsi all’IA per scelte importanti appare piuttosto significativo. Viene da aggiungere, poi, che per un territorio come quello nordestino - storicamente pragmatico e poco incline agli entusiasmi facili - il fatto che il 10% abbia già integrato l’algoritmo nel proprio processo decisionale può essere il segnale non tanto di una moda passeggera, ma di una vera e propria trasformazione culturale ai suoi primissimi albori. Il dato infatti diventa ancora più interessante quando si guarda a chi compone quel 10%. Tra i giovanissimi la quota sale al 37%: più di uno su tre considera l’Intelligenza artificiale un interlocutore rilevante quando deve decidere. Nella fascia 25-34 anni, poi, il valore raggiunge il 18%, comunque ben al di sopra della media. Non è difficile leggere in questi numeri un’indicazione di direzione: le generazioni che stanno entrando stabilmente nel mondo del lavoro e della cittadinanza adulta stanno sperimentando forme nuove di supporto alle decisioni.