L’incontro03 giugno 2026 alle 00:43L’allenatore parla “da sardo” e si commuove: «Mi sento uno di voi perché sono schivo come voi»

Il più provvidenziale tra i moltissimi applausi della sera lo salva come farebbe il gong a un pugile che barcolla. «Ma quando ho pensato alla mia Isola...»: Claudio Ranieri si ferma, le parole gli si sbriciolano in gola sotto l’effetto della commozione. Se quello per Cagliari e la Sardegna non è amore vero, se per 38 anni quest’uomo ha finto, allora toglietegli riconoscimenti, cittadinanze onorarie e quant’altro, ma dategli un premio Oscar come miglior attore. No, Ranieri non finge e la gente lo sa.

L’abbraccio

Ieri, per un’ora e un quarto, a Sa Manifattura, torna a essere il beniamino del popolo rossoblù, secondo nella classifica del cuore dietro l’inarrivabile Gigi Riva, amato, apprezzato, perdonato, se è il caso. Luca Granella, scrittore piemontese trapiantato finalmente a Tortolì, Bruno Corda, voce di Radiolina per 28 anni, con la “complicità” dell’editore Giorgio Ariu, sfruttato al meglio la presentazione del libro “Claudio Ranieri in rossoblù - Le cinque stagioni di Re Mida” per una serata densa di vibrazioni e ricordi. La premessa di Ariu è necessaria: di questa vicenda si potevano fare due libri, non uno. Vale lo stesso per la serata. Impossibile dire tutto: «Io i libri che parlano di me non li ho mai letti. Questo ho iniziato a leggerlo: mi aiuta a ricordare quei tempi. Quanti anni sono passati? Trentotto?».