La crisi elettrica dell’Ospedale dei Martiri di Al-Aqsa, nel centro della Striscia di Gaza, si sta aggravando dopo che uno dei principali generatori della struttura è andato fuori servizio, riducendo la capacità dell’ospedale di mantenere operative le unità più critiche in un momento di crescente pressione dovuta all’afflusso di pazienti, feriti e sfollati che dipendono dalla struttura, principale ospedale pubblico del Governatorato centrale.

In un comunicato, la direzione dell’ospedale ha dichiarato che i generatori ancora funzionanti sono ormai gravemente usurati dopo oltre tre anni di attività ininterrotta in condizioni eccezionali. L’amministrazione ha avvertito che la crisi ha raggiunto un livello critico e minaccia la continuità dei servizi medici essenziali, soprattutto mentre l’aumento delle temperature fa crescere il fabbisogno di elettricità necessario ad alimentare apparecchiature mediche, sistemi di raffreddamento e impianti di ventilazione.

IL DOTTOR ISSA AL-JADBA, neonatologo dell’ospedale, ha spiegato che l’unità di terapia intensiva neonatale dipende interamente dall’energia elettrica per il funzionamento delle incubatrici, dei ventilatori e dei sistemi di monitoraggio. «I bambini prematuri sono tra i pazienti più fragili e vulnerabili che abbiamo in ospedale», dichiara. «Non possono sopravvivere senza il supporto costante delle incubatrici e dei dispositivi di monitoraggio. Anche una breve interruzione dell’elettricità può mettere immediatamente a rischio la loro vita. Viviamo in uno stato di preoccupazione continua, perché qualsiasi guasto improvviso all’alimentazione ci costringe ad agire sotto una pressione estrema per mantenere stabili i neonati».