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Nel sud della Striscia di Gaza è rimasto un solo ospedale in grado di trattare emergenze e operare feriti: il Nasser Medical Complex di Khan Yunis. Durante la guerra è stato attaccato più volte dall’esercito israeliano (l’ultima tre settimane fa, quando è stato colpito un magazzino), ma soprattutto da oltre un anno lavora in condizioni di estrema emergenza. Da marzo, ossia da quando Israele ha violato il cessate il fuoco e ripreso le operazioni militari, bloccando l’ingresso di cibo, acqua e medicine, la situazione è diventata ancora più disperata.

Nell’ospedale lavorano anche una decina fra medici e infermieri internazionali, entrati nella Striscia in vari momenti negli ultimi mesi con convogli scortati dall’esercito israeliano e poi da funzionari delle Nazioni Unite.

Raúl Incertis Jarillo è un anestesista spagnolo e un volontario della ong canadese GLIA, che fa parte degli Emergency Medical Team dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS). È a Gaza da sette settimane, passate perlopiù all’ospedale Nasser. Dice al Post che l’ospedale ha 500 letti, tutti pieni: la terapia intensiva aveva 12 posti, è stata aperta un’altra sala con 3-4 posti. Ne servirebbero altri ma sono finiti i monitor per tenere sotto controllo le funzioni vitali dei pazienti.