Il tagliere di plastica passa per la scelta più igienica, ma alcuni studi ribaltano la convinzione. Ecco cosa conta davvero per evitare contaminazioni in cucina.

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Il punto debole del legno è la porositàQuando la plastica perde il confronto gli studi sull’HDPEOltre il materiale le regole d’igiene secondo l’USDA

C’è un’idea che gira nelle cucine da mezzo secolo, che vedrebbe la plastica più sicura del legno. Un materiale liscio, lavabile e sprovvisto dei pori in cui i batteri potrebbero nascondersi ha generato nel tempo una convinzione comoda da credere, peccato che la scienza non sia così d’accordo. Il Dipartimento dell’Agricoltura statunitense (USDA) la mette giù in modo chiaro: più del materiale, conta come lo si tratta, proprio come vedremo tra poco. Il tagliere è probabilmente l’utensile che usiamo di più senza pensarci. Per secoli è stato di legno e basta, poi, all’inizio degli anni Settanta, i nuovi polimeri sintetici hanno portato sul tavolo i primi modelli in plastica, e con loro un dibattito che non si è più chiuso. Da una parte la tradizione, dall’altra la promessa di una superficie che si pulisce con uno straccio. Volendo dare un’occhiata ai numeri, però, il quadro si fa meno netto di quanto la pubblicità vorrebbe.