Il popolo italiano è il risultato di tante migrazioni e ciò «non ci dispiace affatto». Sergio Mattarella parla a tutto campo nella giornata del 2 giugno e lo fa con un serrato botta e risposta con un gruppo di "under 35" che è stato trasmesso su Rai 1. Il presidente della Repubblica, sollecitato dalle domande dei ragazzi, si districa tra note personali, memorie di gioventù, analisi politiche. Ma soprattutto ricorda agli smemorati come si sia formato il popolo italiano, quali e quante influenze di stranieri abbiano formato la coscienza collettiva di un Paese sempre aperto - e sempre attraversato - da migrazioni e, soprattutto, immigrazioni. «Noi italiani abbiamo fornito seconde generazioni e quelle successive a molti paesi d'Europa e delle Americhe. Quindi conosciamo il problema dell'immigrazione, che non è né nuovo né transitorio. È in fondo - sottolinea il capo dello Stato - anche la nostra storia. Dall'emigrazione con le armi in pugno come i Longobardi, che hanno dato nome alla Lombardia, a quella pacifica dopo 1000 anni degli Albanesi nel meridione d'Italia, ai tanti arrivi individuali nel corso del tempo, il nostro popolo è il risultato di tanti apporti. E il risultato finale, questa storia, non ci dispiace affatto, anzi - aggiunge - siamo orgogliosi del popolo italiano. Per questo non lo consideriamo un problema». Leggi anche: Mattarella: “Il 2 giugno 1946 un atto di libertà senza precedenti”. Un caso l’assenza di Salvini Il presidente è ben consapevole che ci siano «alcuni episodi, alcuni fenomeni di disagio su base etnica, che a volte si esprimono in maniera scomposta, qualche volta con gesti di rifiuto violento, ma sono fenomeni che appartengono alla patologia della società e non vanno confusi. Ma io- sottolinea - sono molto ottimista per il futuro, perché ho grande fiducia nella solidità dei nostri valori nazionali». Poco prima di scendere nella piazza del Quirinale che ospita il grande evento del 2 giugno voluto proprio da Mattarella per un anno «fuori dal Palazzo e per la gente», il presidente non si sottrae alle domande dei giovani offrendo sprazzi di ricordi e analisi preoccupate. Come quella sui rischi dell'Intelligenza Artificiale. O meglio, sull'inaccettabile monopolio di supericchi che oggi gestisce l'IA e addirittura lo spazio, con un chiaro riferimento a Elon Musk. «Gli strumenti in questo settore sono concentrati in pochissime mani. Questa è una condizione inaccettabile, perché - spiega il capo dello Stato - sono soggetti che rifiutano regole e controlli. Un operatore di estrema ricchezza monopolista del settore che dice: "Ti assicuro un servizio efficiente, tu in cambio mi dai un pezzo della tua libertà”. Questo non potremmo consentirlo». Parole chiarissime che Mattarella rafforza parlando con preoccupazione anche della corsa alla conquista dello spazio sfuggita al controllo delle nazioni. «Anche qui vi sono alcuni potentati finanziari che si immettono nello spazio vedendo lì un ambito in cui guadagnare e svolgere affari. Ora lo sfruttamento commerciale dello spazio non è accettabile, anche perché se avvenisse aprirebbe la strada a un altro, ancor più grave pericolo: la militarizzazione dello spazio, per fare di quella dimensione un ambito, uno scenario, anche lì, di guerre e di conflitti».