Nessuno è più lontano di noi, nelle idee e nei metodi, dai “giovani” di Extinction Rebellion e della collegata galassia ultra-ambientalista. Proprio per questo, è doppiamente importante ribadire che ciascuno ha diritto alle proprie opinioni e a manifestarle in modo pacifico, per quanto provocatorio, purché non metta a repentaglio la sicurezza altrui. Ieri, all’alba, sei attivisti dell’organizzazione ecologista sono stati fermati nei pressi dell’Altare della Patria, dove intendevano srotolare un grande striscione “Ripudiare la guerra, difendere la Terra”. Il giorno precedente, altri erano stati identificati mentre tentavano di scalare Palazzo Venezia (attività potenzialmente rischiosa) per esporre tre striscioni “Dio denaro, patria in guerra e famiglia alluvionata”. I legali lamentano che “la polizia è intervenuta sul posto sequestrando gli striscioni prima che venissero srotolati e identificando le persone presenti” e considerano “pretestuose” le denunce di aver partecipato a manifestazioni non preavvisate e invasione di terreni o edifici. Se gli attivisti violano delle norme è giusto che siano perseguiti, come chiunque altro. Invece di premere l’acceleratore, come ha fatto coi decreti sicurezza, il governo dovrebbe invece usare il freno: finché queste manifestazioni si limitano all’espressione di un pensiero per quanto bislacco, l’uso della forza pubblica è immotivato e controproducente. Solidarietà sempre a chi porta avanti pacificamente le proprie convinzioni: la libertà di opinione è il fondamento della società aperta. Poco importa che molti di quelli che protestano, se fossero al potere, sarebbero forse ancora più intolleranti (infatti molti di loro chiedono di fare del “negazionismo climatico” un reato): come disse Ronald Reagan nel suo splendido discorso del 12 giugno 1987 davanti al Muro di Berlino, rivolgendosi a quelli che lo fischiavano ed esprimevano vicinanza all’Unione Sovietica, “mi chiedo se si sono mai resi conto che, se avessero il tipo di stato che desiderano, a nessuno sarebbe consentito di fare ciò che loro stanno facendo”. Viva la Repubblica!