All’alba di ieri sei attivisti di Extinction rebellion stavano per entrare in azione sono state prelevate dalla polizia nelle vicinanze dell’Altare della Patria. Volevano esporre lo striscione «Ripudiare la Guerra, difendere la Terra».

Per oltre cinque ore gli avvocati del movimento non sono riusciti a ottenere informazioni da parte della questura sui fermati, su dove si trovassero e sulla loro situazione. Per Er tutto ciò «rappresenta una violazione delle norme da parte delle forze di polizia: chiunque si trovi in stato di fermo, che sia per identificazione, fermo preventivo o arresto, ha il diritto che i propri famigliari o avvocati siano immediatamente informati». »Mentre in queste ore si festeggia la Repubblica nata dalla lotta antifascista, i suoi principi fondanti vengono calpestati – è la denuncia degli attivisti – Una Repubblica democratica non può tollerare che qualcuno possa semplicemente sparire nelle mani dello Stato, neppure per qualche ora. Le forze dell’ordine hanno il dovere di agire nei confini della legge e proteggere chi è in loro custodia».

I sei sono stati rilasciati nel primo pomeriggio, a sette pre dal fermo, dall’Ufficio immigrazione di Tor Sapienza. Durante la permanenza in Questura, si apprende, gli agenti si sono rifiutati di chiarire alle persone stesse il loro stato legale, se di fermo o di arresto. I funzionari di polizia si sono limitati a spiegare che il gruppo, composto da giovanissimi, era «gradito ospite» della polizia. Quando sono stati rilasciati avevano in mano una denuncia per «invasione di terreni ed edifici» (art. 633 cp) nonostante solo tre di loro fossero al momento effettivamente entrate nel cantiere che si affaccia sui Fori imperiali. Le altre sono state costrette a entrarvi dagli agenti stessi. Tre sono stati inoltre denunciati per «resistenza a pubblico ufficiale» (art. 337 cp) per il fatto di aver praticato resistenza passiva o aver tenuto una bandiera in mano. Oltre a bandiere e striscioni, ad alcune di loro sono state sequestrate anche le telecamere, nonostante non costituissero un corpo del reato, e mancassero dunque i presupposti per il sequestro.