La chiusura temporanea, e probabilmente definitiva della diga di Punta Riso attualmente interdetta al pubblico per consentire la realizzazione di un impianto fotovoltaico da piazzare sui muri perimetrali dell’imponente opera, sta spaccando in due le forze in consiglio comunale, creando dei fronti trasversali tra favorevoli e contrari alla chiusura definitiva.
Dopo l’anteprima lanciata sulle colonne de La Gazzetta del Mezzogiorno, si è scatenato il dibattito. La diga, finora percorribile solo a piedi, è strategicamente rilevante perché è meta di appassionati di camminate, fotografie e pescatori dilettanti, ma soprattutto è parte integrante di un’area culturalmente importante come quella del castello di Forte a Mare e dell’isola di S. Andrea, oggetto di interventi di restauro e riqualificazione.
L’infrastruttura, di proprietà dell’Autorità Portuale, sarà chiusa, come evidenziato nei cartelloni all’ingresso del sito, fino al 5 novembre, e poi a fine lavori si terrà un summit in Capitaneria di Porto per valutare il da farsi: “Io sono assolutamente favorevole alle rinnovabili – afferma l’ex sindaco e attuale consigliere di opposizione Riccardo Rossi -. Ma serve buonsenso. Capisco che l’ente abbia bisogno di energia, ma con tutti gli spazi retroportuali che ci sono a disposizione, perché proprio lì, che è anche un luogo difficile da proteggere a livello di sicurezza e che ha bisogno di sorveglianza continua? L’ Autorità Portuale che non è un’enclave autonoma, ma deve riflettere con le istituzioni”. Sulla stessa lunghezza d’onda il capogruppo di Forza Italia Nicola Di Donna: “Mi sto occupando della questione già da qualche giorno. Sto recuperando la documentazione della paesaggistica per verificare l’eventuale parere. A mia precisa domanda, circa la possibilità di poterla attraversare a lavori ultimati, non vi è stata risposta. E’ l’ennesima dimostrazione di arroganza dell’ente portuale”.










