Che vento tira nel centrosinistra? “Todde in Sardegna ha bloccato ogni autorizzazione agli impianti rinnovabili, persino l’eolico off-shore in mare aperto. Avrà le sue ragioni, ma certo per chiudere le centrali a carbone la strada è quella di puntare sulle rinnovabili”, dice al Foglio Marco Piendibene, sindaco del Pd di Civitavecchia, la città portuale a pochi chilometri da Roma pronta a ospitare la segretaria Elly Schlein, il responsabile industria Andrea Orlando e una corposa delegazione dem per un evento interamente dedicato all’energia. La località romana offre alla leader del Pd l’occasione per dare una linea chiara su un dossier spinosissimo – e talvolta ambiguo dentro il suo partito – come appunto quello energetico.“A Civitavecchia sorgerà un grande parco eolico off-shore galleggiante da 270 megawatt, posizionato a più di 20 km dalla costa”, spiega Piendibene. L’energia prodotta sarà destinata alla città, specialmente al porto, e punta a offrire un’alternativa pulita all’ centrale a carbone spenta ufficialmente a mezzanotte del 31 dicembre 2025. Che però aveva una capacità di potenza elettrica installata di 1.980 mw, derivante da tre generatori da 660 mw ciascuno. Insomma, si viaggia su altre cifre, e il nuovo impianto è solo una parziale alternativa. Ma Schlein comunque ha inquadrato Civitavecchia come un modello vincente. “Attualmente il progetto è ancora in fase autorizzativa. Non si è ancora riunita la commissione ad hoc per darci la Valutazione d’impatto ambientale, pare per problemi di rimborso per i professionisti che la compongono”, spiega Piendibene. Eppure, per lui, rimane una storia di successo e riscatto. Anche perché l'impianto off-shore è in effetti l'ultimo tassello di una strategia più ampia ma sempre incentrata sulle rinnovabili. “Civitavecchia è anche sede di un’Hydrogen Valley dove si produce idrogeno verde da pannelli fotovoltaici. Senza contare i progetti Pnrr di cold ironing che permetteranno alle grandi navi da crociera di approvvigionarsi direttamente dalle banchine elettrificate - racconta ancora il sindaco –. Al momento il nostro porto ne ha due”.Tanta carne al fuoco insomma, mentre qualche decina di miglia nautiche a ovest di Civitavecchia c’è un isola, la Sardegna, in cui la giunta di centrosinistra di rinnovabili proprio non vuole sentir parlare. Sulla presidente Alessandra Todde sono piovute critiche da parte di esperti e associazioni. L’ultima tegola l’hanno lanciata un paio di giorni fa 75 tra scienziati, attivisti ed ecologisti storici, in una lettera aperta indirizzata a tutto il campo largo. Nella missiva il niet sardo è indicato come l'esempio perfetto di una linea per niente chiara sul fronte energetico. “La Sardegna è protagonista di una vera e propria ‘crociata’ contro le rinnovabili e contro il governo Meloni, reo secondo le incredibili posizioni del governo regionale, di proporne addirittura troppe”, scrivono. “Io condivido molto quella lettera”, chiarisce Piendibene. “Mettendomi nei loro panni, immagino che vogliano preservare quei posti bellissimi per come sono. Ma il nostro caso è diverso, noi abbiamo vissuto l’esperienza di una centrale a nafta pesante, che è stata devastante per tantissimi motivi. Primo fra tutti quello della salute”.E allora vai con le rinnovabili, ma non tutte. “Questo governo ragiona in modo miope su un nucleare che è ancora tutto da studiare”, dice scettico il primo cittadino. “Anche immaginandoci di avere le capacità di programmazione migliori del mondo, io non credo che si riuscirà a produrre energia dal nucleare pulita prima del 2040. E non credo ci siano esempi positivi nel mondo”. Piuttosto, dice ancora, “bisognerebbe fare come dice Schlein: cominciare già da subito a incentivare le rinnovabili che già ci stanno. E infatti penso che la segretaria stia affrontando il dossier energetico nel modo migliore possibile. È così che riusciremo a vincere nel 2027”.La linea del Nazareno sembra meno netta se si va a qualche chilometro da Civitavecchia, nella capitale, dove sta sorgendo un termovalorizzatore pronto a chiudere il ciclo dei rifiuti e produrre energia elettrica per circa 200mila abitazioni. Tutt’intorno alla zona il comune di Roma ha previsto di costruire anche un impianto per recuperare le ceneri pesanti, un impianto fotovoltaico e un sistema per catturare l’anidride carbonica. Ma l'ecologismo pragmatico del sindaco della capitale Roberto Gualtieri non convince né il Nazareno, né il primo cittadino di Civitavecchia. “La grande innovazione data dalla giunta Zingaretti a suo tempo fu quella di portare la regione Lazio verso una raccolta differenziata spinta. Ben diversa da quanto successo in Lombardia, dove la regione ha pensato sin da subito all’incenerimento dei rifiuti”, spiega il sindaco. “Noi seguiamo l’indirizzo di Zingaretti, come tutti gli altri comuni del Lazio – precisa –. Evidentemente il sindaco di Roma Gualtieri è stato mosso da una situazione emergenziale diversa, altrimenti il governo non l’avrebbe autorizzato. Ma non spetta al sindaco di Civitavecchia giudicare”. Schlein cerca una linea per soluzioni energetiche made by Pd che, come a Civitavecchia, non lascino insoddisfatto nessuno – nella città portuale anche la popolazione è molto favorevole all'impianto – e però basterebbe proprio guardare a questo caso per capire che, se si vuole avere un progetto per l'Italia intera, serve di più. Bene le rinnovabili, che almeno a Civitavecchia, a differenza della Sardegna, si fanno, ma non basta. Termovalorizzazione, nucleare e qualunque cosa aiuti il paese ad aumentare la sua indipendenza energetica e a ridurre i costi per cittadini e imprese, devono essere guardate senza ideologia.