L'espulsione e il silenzio delle altre donne in fila

Enrico Cerchione

Powered by

Venerdì 29 maggio 2026, vigilia del mese del Pride, alla Sauna Thermas di Barcellona, durante un evento “queer women’s sauna” organizzato dal collettivo Bolleras al Vapor, due lesbiche ebree americane residenti in città, Mica e Nikki, vengono fermate all’ingresso. Una indossa una semplice collanina con la Stella di David e tre organizzatrici, donne queer anche loro, le interrogano: “Siete sioniste?”. Poi, con freddezza clinica e sorrisi di superiorità morale, le spingono fuori tra cori di “Free Palestine” senza mai spiegare “libera” da cosa.

Il video girato dalle stesse vittime è agghiacciante: naturalezza, sicurezza, quasi gioia di chi si sente dalla parte “giusta”. La sauna ha preso le distanze, ha bandito gli organizzatori e ha condannato l’episodio. Diranno che è stata la lobby ebraica a fare pressione, chissà. La coppia per ora ha sporto denuncia ai Mossos d’Esquadra, la polizia autonoma della Catalogna. Ma ciò che più inquieta non è solo l’espulsione, ma il silenzio delle altre donne in fila. Nessuna protesta, nessuna parola. Un’indifferenza assoluta e complice. Un silenzio che ricorda sinistramente quello degli italiani e dei tedeschi comuni di fronte alle leggi razziali, alle deportazioni, alle scomparse improvvise di vicini di casa, compagni di scuola o colleghi di lavoro. Indifferenza colpevole che divenne ignavia omicida. Non era sempre odio feroce, era omissione, paura di esporsi, desiderio di non guastare la propria quiete; ma quel silenzio ha permesso all’odio di normalizzarsi fino a diventare prassi.