Riccardo Renzi
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Iran’s domestically built missiles and satellite carriers are displayed in a permanent exhibition at a recreational area in northern Tehran, Iran, Tuesday, March 24, 2026. (AP Photo/Vahid Salemi)
Tra guerra aperta e nuovo accordo nucleare, la crisi tra Stati Uniti e Iran sembra destinata a consumarsi in una zona grigia permanente. È il paradosso geopolitico del Medio Oriente contemporaneo: Washington non può permettersi un conflitto totale, Teheran non può accettare una resa strategica, Israele non intende abbassare la guardia su un regime che continua a finanziare milizie e destabilizzazione regionale.
La conseguenza è una lunga guerra ibrida, fatta di cyberattacchi, sanzioni, intelligence, propaganda e pressione economica. Non la pace, ma nemmeno l’Apocalisse annunciata dagli agitatori professionali dell’antioccidentalismo. La notizia, rilanciata e poi smentita, di una nuova bozza d’intesa tra Washington e Teheran fotografa perfettamente il caos controllato di questa fase. Donald Trump resta stretto tra due fuochi: da un lato la necessità strategica americana di evitare un’altra guerra infinita in Medio Oriente; dall’altro la pressione dell’alleato israeliano e dei falchi repubblicani contrari a qualunque concessione agli ayatollah.












