Attirati in Italia per la costruzione del Consolato americano a Milano, poi sfruttati e lasciati senza alcuna alternativa da contratti di assunzione per “distacco”: ecco cosa ha bloccato in Italia 300 lavoratori indiani, impiegati tra il 2024 e il 2025

Un cantiere da 200 milioni di dollari per la costruzione della nuova sede del Consolato americano a Milano, nel quale venivano sfruttati lavoratori indiani pagati meno di due euro all’ora, sotto costante ricatto. Nel mirino dell’inchiesta condotta dalla procura di Milano, la ditta americana Caddell Construction Co Llc, con sede a Montgomery in Alabama, e la sua sede milanese. Una catena di sfruttamento, definito anche “para-schiavismo”, che cominciava già in India, dove i lavoratori venivano reclutati da un’agenzia di reclutamento, specializzata nel collocamento di lavoratori qualificati in settori come edilizia, ingegneria, sanità, ospitalità e informatica, alla quale ogni candidato corrispondeva un “pizzo” di 5mila euro (500mila rupie). Nel loro contratto si celava però una vera e propria trappola.

L’utopia dell’incontro tra domanda e offerta di lavoro per i lavoratori stranieri

«La legge che norma i flussi migratori legati al mondo del lavoro umile e manuale in Italia parte da un assunto di base sbagliato: pensare che la domanda di lavoro interna e l’offerta proveniente paesi a basso reddito pro-capite possano incontrarsi genuinamente secondo le logiche di mercato. Si tratta di un’utopia», spiega a Open l’avvocato Pietro Derossi, dello studio legale Lexia.