Non potendo essere presente oggi, a tutte le donne e gli uomini in uniforme che oggi sfileranno, o che si troveranno lontani in qualche posto del mondo che sulla cartina pochi saprebbero indicare, ma anche a chi, per difendere quei valori che oggi celebriamo, ha sofferto, talvolta sino all’estremo sacrificio: grazie. Il pensiero che l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato militare della Nato, ha condiviso con Formiche.net in occasione della Festa della Repubblica
Ogni anno, il 2 giugno, mi fermo. Non è un obbligo di protocollo: è qualcosa di più personale. Ho trascorso decenni in uniforme, ho visto cosa significa per un Paese tenere insieme la propria storia e il proprio futuro in una sola ricorrenza.
Quella capacità — rara, non scontata — appartiene all’Italia in modo del tutto particolare. Il mio ruolo al Comitato militare della Nato mi impone una neutralità che rispetto e in cui credo: trentadue nazioni alleate, nessuna da privilegiare, nessuna da trascurare.
Eppure la neutralità non è cecità.
Dal mio punto di osservazione vedo ogni giorno quello che i singoli Alleati portano all’interno dell’Alleanza, non soltanto in termini di truppe e sistemi d’arma, ma di cultura, di metodo, di presenza. E posso dire, senza violare alcuna neutralità, che l’Italia è apprezzata.













