La cerimonia del 2 giugno cambia volto nell’ottantesimo anniversario della Repubblica: ai Fori Imperiali non sfila soltanto la memoria, ma anche la risposta italiana alle minacce del terzo millennio.
La tradizionale parata sarà la vetrina di un apparato militare in profonda evoluzione, concepito per affrontare scenari ibridi, minacce multidominio e crescenti tensioni geopolitiche. Dalle lezioni della guerra in Ucraina alle frizioni nel Mar Rosso, l’esigenza di operare in contesti ostili riducendo l’esposizione del personale ha ridefinito le priorità della Difesa.
La parata traduce questa urgenza in un linguaggio accessibile al grande pubblico, mettendo in mostra mezzi un tempo ritenuti troppo “specialistici”. Al centro, i custodi del “mare invisibile”: le tecnologie per la guerra di mine.
Sistemi di scoperta subacquea come i sonar a profondità variabile e i droni autonomi — tra cui il REMUS 300 e il ROV PLUTO — diventano protagonisti nella protezione di porti, rotte commerciali e infrastrutture sommerse.
L’Italia, leader nel comparto, sta rinnovando la propria flotta con otto nuovi cacciamine, segno di come il controllo dei fondali sia tornato nodo cruciale della competizione globale. La verticalità del conflitto contemporaneo è rappresentata dalla massiccia presenza di droni e sistemi autonomi.












