Dopo le sentenze sull’obbligo di omologazione da parte della Cassazione, il «Corriere» ha analizzato gli incassi nei Comuni sopra i 250 mila abitanti. Firenze resta prima, Bologna raddoppia, Napoli azzera. La vera fonte degli incassi sono Ztl, soste e varchi

La Cassazione era stata chiara: gli autovelox approvati ma non omologati non potevano fondare validamente le multe. Eppure, a due anni dal terremoto giudiziario, i dispositivi non sono spariti, i verbali hanno continuato a essere elevati e gli incassi non si sono fermati. Il Corriere della Sera ha passato al setaccio i bilanci appena pubblicati dei 14 Comuni italiani sopra i 250 mila abitanti. Risultato: nel 2026, cioè per le multe 2025, le grandi città hanno incassato ancora 56.209.318 euro da sanzioni per eccesso di velocità rilevate con apparecchi elettronici. Meno dei 73.284.724 euro del 2023, riferiti alle multe 2022. Il 2024 resta fuori dal confronto principale perché la sentenza 10505 della Cassazione è stata depositata ad aprile, tagliando l’anno in due.

Gli incassiLa frenata c’è, ma non ovunque allo stesso modo. Trieste crolla quasi a zero. Genova scende da 10,7 milioni a 4,8. Milano passa da 12,9 a 6,9. Roma da 6,1 a 2,3. Firenze resta la città con l’incasso più alto da autovelox, 19,7 milioni, ma arretra rispetto ai 23,2 milioni del 2023. Di segno opposto Bologna, che sale da 4,2 a 9,2 milioni, Messina, Palermo e Catania. Napoli passa invece da 4.500 euro a zero. Gli incassi, però, non sono il numero delle multe elevate. Sono le multe pagate. E chi paga rinuncia, di fatto, a contestare la sanzione. «Dopo la Cassazione molti automobilisti possono avere fatto ricorso o scelto di non pagare subito, aspettando nuovi sviluppi», spiega Luigi Altamura, comandante della polizia locale di Verona e componente di Viabilità Italia per l’Anci. Il dato racconta così anche il caos omologazioni: Comuni prudenti, ricorsi, verbali contestati, cittadini più agguerriti.