TREVISO «Mi dispiace per la morte di Francesco Favaretto. Chiedo perdono ai suoi genitori e a tutta la città per quello che gli è successo». Sono parole profondamente sentite e commosse quelle pronunciate ieri in aula dal padre di Ade Toluwaloju Mc Linkspual, il 20enne di Ponte di Piave (difeso dall'avvocato Fabio Crea) finito alla sbarra di fronte alla corte d'assise del tribunale di Treviso insieme al 19enne di Villorba Angelo Riccardo Ozuna (difeso all'avvocato Mauro Serpico) e alla 20enne di Ponte di Piave Abi Traore (assistita dall'avvocato Sabrina Dei Rossi) per l'agguato del 12 dicembre 2024 in via Castelmenardo costato la vita al 22enne trevigiano Francesco Favaretto, morto dopo 11 giorni di agonia all'ospedale Ca' Foncello di Treviso. I tre devono difendersi dalle accuse di concorso in omicidio volontario aggravato e rapina aggravata, sempre in concorso. Ozuna e Ade in questo momento si trovano in custodia cautelare in carcere. Proprio i genitori di quest'ultimo sono stati ascoltati ieri in aula.

Francesco Favaretto ucciso in via Castelmenardo, per i minori concessa la messa alla prova: staranno in comunità e faranno volontariato coi disabili Le testimonianze «Chiedo scusa a tutti per quello che è successo a Francesco Favaretto, al paese e ai suoi genitori» ha dichiarato in lacrime ieri il papà di Mc Linkspual, pastore di chiesa evangelica a Ponzano, che con la moglie gestiva un negozio di alimentari a Villorba (poi chiuso). Un dispiacere condiviso anche dalla madre di Ade appunto che racconta di aver cercato molteplici volte di mettersi in contatto con la madre della vittima, pur non essendo mai riuscita a incontrarla di persona: «Sono andata spesso a un centro per le vittime per cercare di vederla - ha detto ieri in aula con la voce rotta dal pianto -. Ma alla fine lei ha detto che non voleva incontrare nessuno. E che non voleva che andassi al funerale del figlio». «Ade ha vissuto con noi fino al novembre 2024, poi è andato via di casa - ha poi proseguito la donna davanti ai giudici -. Negli ultimi mesi era cambiato. Da settembre (del 2024, ndr) tornava a casa tardi, gli dicevo "ma dove vai", "cosa stai facendo". Lui mi rispondeva che voleva fare musica».Tra gli episodi decisivi nell'incrinare il rapporto di Ade con la famiglia, secondo quanto raccontato dalla donna in aula, ce n'è stato uno in particolare: «Un giorno è sceso dal treno a Portogruaro anziché a Ponte di Piave (dove abitano i genitori, ndr). Mi ha chiesto se lo andavo a prendere lì ma io, siccome non conosco la città, gli ho detto di prendere un treno e di tornare a Treviso, così lo avrei raggiunto lì. E lui mi ha accusato di averlo abbandonato. Ma non era vero». La mamma di Ade ha poi raccontato di aver visto il figlio diverso negli ultimi mesi prima di quel fatidico 12 dicembre: «Sospettavo che facesse uso di sostanze stupefacenti. Ha cambiato scuola una volta, poi siccome non riusciva a finirla gli ho detto di andare a lavorare. Così ha fatto e ha iniziato a frequentare la scuola serale. Aveva una fidanzata in quel periodo, Abi Traore (anche lei imputata, ndr)».Baby gang, la sfida in via Castelmenardo: i giovani lanciano arredi delle attività e una bici nel fiume I medici Tra i testimoni interrogati ieri anche l'allenatore di calcio di Ade (citato dalla difesa del 20enne di Ponte di Piave), che ha raccontato di averlo allenato per la stagione 2023/24, e alcuni medici dell'ospedale di Treviso che hanno soccorso e operato Favaretto (chiamati dalla difesa di Abi Traore, accusata di aver colpito la vittima con una bottigliata). Al banco dei testimoni è comparso anche uno dei minorenni coinvolto nei fatti di via Castelmenardo, che sta seguendo un percorso di messa alla prova di tre anni che, se portato a termine con successo, porterà all'estinzione dell'ipotesi di reato di cui era accusato (sempre concorso in omicidio e rapina ai danni di Favaretto). Tuttavia il ragazzo, oggi 18enne (difeso dall'avvocato Fabrizio Santoro) ha scelto di non rendere alcuna dichiarazione in aula.Tra i medici che invece hanno parlato davanti ai giudici, c'è la dottoressa di pronto soccorso che ha preso in carico Favaretto dopo l'agguato e i chirurghi (otorinolaringoiatra e vascolare) che l'hanno poi operato. Punto cruciale delle audizioni è stata la ferita laterocervicale (al collo) della vittima. I medici hanno riferito che la ferita era profonda (4-5 centimetri), con margini netti e che non vi hanno rilevato pezzi di vetro. L'autopsia svolta dall'anatomopatologo Alberto Furlanetto, in qualità di consulente del pm, aveva rilevato due ferite mortali sul corpo di Favaretto: una ferita da taglio all'emitorace sinistro e appunto una lesione latero cervicale destra che ha reciso giugulare e vena tiroidea. Si torna in aula il 15 luglio.