TREVISO - La corte d'appello conferma: otto anni di reclusione al 15enne finito alla sbarra con l'accusa di omicidio volontario aggravato e rapina aggravata per la morte di Francesco Favaretto, il 22enne trevigiano rimasto vittima di un agguato in via Castelmenardo la sera del 12 dicembre 2024 e deceduto dopo 11 giorni di agonia all'ospedale Ca' Foncello. Il giovane, difeso dall'avvocato Fabio Crea, era già stato condannato in primo grado dal collegio del tribunale dei minori di Venezia a 8 anni. I giudici gli avevano comunque riconosciuto le attenuanti generiche in prevalenza rispetto alle aggravanti, commutandogli così una pena più contenuta rispetto anche alle pesanti ipotesi di reato contestate. Ieri la corte d'appello di Venezia ha confermato il verdetto.

IL NODO PERIZIE La difesa, in appello, aveva chiesto che venissero vagliate in secondo grado le questioni relative a due perizie disposte dal tribunale dei minori: l'esame-medico legale sulle ferite che hanno causato la morte di Favaretto e la perizia che aveva stabilito la capacità di intendere e di volere del 15enne. Accertamenti che la difesa appunto mette in discussione. «La valutazione neuropsichiatrica sulla capacità di intendere e di volere e sulla maturità del minore - spiega l'avvocato Crea - ha omesso di considerare tutte le certificazioni dei precedenti neuropsichiatri che, almeno a partire dai sei anni precedenti, hanno diagnosticato la presenza di un disturbo di personalità. Di conseguenza, l'odierna sentenza non può che sorprendermi soprattutto per non aver dato ingresso ad una nuova e più completa perizia come da me richiesto. Ma dato che, in un caso analogo di tentato omicidio da parte di un minore nel nostro territorio, recentemente la cassazione ha annullato, per la seconda volta, la sentenza della corte d'appello di Venezia proprio per l'erronea esecuzione della perizia psichiatrica, non posso che guardare con impazienza e grande fiducia alla decisione della corte di cassazione cui immediatamente ricorrerò dopo il deposito della motivazione». L'intenzione del difensore, insomma è chiara: si prepara a dare battaglia anche in cassazione. Non si esclude un'istanza per chiedere l'affidamento del minore a un'apposita comunità.GLI ALTRI IMPUTATI Se per quanto riguarda il 15enne, quindi, non è ancora detta l'ultima parola, si avvicina invece la data di un'altra udienza sempre relativa ai fatti di via Castelmenardo. Il prossimo 26 maggio a comparire davanti al giudice saranno i maggiorenni finiti alla sbarra dopo il delitto. Le ipotesi di reato contestate sono concorso in omicidio volontario aggravato e rapina aggravata, sempre in concorso. Si tratta del 18enne di Villorba Angelo Riccardo Ozuna (difeso dall'avvocato Mauro Serpico), del 19enne Toluwaloju Mclinkspual Ade (assistito sempre dall'avvocato Fabio Crea), e di Abi Traore, la ragazza 19enne di Ponte di Piave (difesa dall'avvocato Sabrina Dei Rossi). Ha invece ricevuto dal giudice delle udienze preliminari la pena di un anno e sei mesi di reclusione, pena sospesa, il 20enne moldavo Marius Popa (difeso dall'avvocato Mario Nordio), che, diversamente dagli altri, era chiamato a rispondere del solo reato di rapina aggravata in concorso (la difesa ha già annunciato che farà appello). Per quanto riguarda gli altri minorenni finiti alla sbarra, per quattro di loro è stato approvato un percorso di messa alla prova di tre anni che prevede, fra le altre cose, volontariato con persone con disabilità. La posizione di un'altra minore (una 16enne difesa dall'avvocato Guido Galletti) era invece stata stralciata dal procedimento per genericità del capo d'imputazione. Gli inquirenti hanno accertato che Favaretto, la sera del 12 dicembre, è stato vittima di due aggressioni successive: una prima, ripresa dalle telecamere, nel corso della quale fu colpito al polmone sinistro da una coltellata, e la seconda (fuori dall'inquadratura) quando si concretizzò la bottigliata che lo ha ferito gravemente al collo. Tutto iniziò attorno alle 19.40, per un panetto di hashish. Francesco Favaretto, il funerale del 22enne ucciso in via Castelmenardo. La madre: «Ieri l'ho visto in centro, mi chiamava: mamma, sono qua»