TREVISO - «L'ho colpito con una bottiglia, poi anche Abi Traorè ha fatto la stessa cosa. Subito dopo ho visto Ade passarci vicino e anche lui l'ha colpito, ma con un coltello. Due o tre volte». È il nuovo particolare emerso nella prima udienza dibattimentale davanti alla corte d'assise del tribunale di Treviso nel processo per l'omicidio di Francesco Favaretto, il 22enne trevigiano aggredito in via Castelmenardo il 12 dicembre 2024 e morto dopo 11 giorni di agonia all'ospedale Ca' Foncello di Treviso.
A parlare in aula è una delle 16enni, sotto processo al tribunale per i minori di Venezia (è in attesa che il gip ratifichi per lei e altri 4 imputati la messa alla prova, l'udienza è a settembre, ndr), che quella sera ha partecipato alla rissa. La giovanissima, assistita dal suo legale, ha testimoniato davanti ai tre imputati (il 20enne trevigiano Mc Linkspual Toluwaloju Ade difeso dall'avvocato Fabio Crea, il 19enne di Villorba Angelo Riccardo Ozuna difeso all'avvocato Mauro Serpico, entrambi sottoposti alla misura di custodia cautelare in carcere, e la 20enne di Ponte di Piave Abi Traore difesa dall'avvocato Sabrina Dei Rossi). Chiamata dal pubblico ministero Giulio Caprarola, titolare delle indagini, la giovane aveva il compito di ricostruire quanto accaduto. O meglio, fornire elementi utili per capire cosa sia successo fuori dall'occhio della telecamera che ha immortalato i 120 secondi del pestaggio ma non il momento in cui Favaretto è crollato terra.






