Oggi la Repubblica italiana compie ottant’anni e ci sta lasciarsi andare a un moto di orgoglio e pure a un pizzico di retorica.Prima riflessione: in questo periodo di pacifismi un tanto al chilo vale innanzi tutto ricordare che la Repubblica è figlia di una guerra mondiale prima e di una guerra civile poi, nel senso che libertà e democrazia hanno bisogno allora come oggi della forza, anche militare, che le conquisti e difenda. Giusto quindi far sfilare con tutti gli onori la nostra bandiera che rappresenta le prime libertà e democrazia - e le Forze Armate che vigilano sulla loro incolumità.Seconda considerazione: alla faccia della damnatio memoriae dilagante, la nostra Repubblica è figlia dello sforzo enorme che l’America e i suoi alleati occidentali fecero, pagando un prezzo altissimo, per liberarci dal nazifascismo, cosa che nessuna pazzia di Trump dovrebbe farci dimenticare anche perché, a differenza di quanto avvenne per le altre nazioni sconfitte (Germania e Giappone), i vincitori-liberatori ci permisero di scrivere in piena autonomia e affidarci da subito a una nostra costituzione.Terza riflessione. In queste ore c’è in atto il solito tentativo della sinistra di appropriarsi di ciò che non è suo, o quantomeno non è esclusivamente suo, come avvenuto per il 25 aprile.La spina dorsale della nostra Repubblica non è infatti costituita dal comunismo bensì dal fior fiore della cultura politica popolare, conservatrice, liberale, cattolica e socialista riformista. Se fosse stato per Togliatti, e almeno fino alla svolta atlantista del Berlinguer del 1976 («Mi sento più sicuro nella Nato»), l’Italia sarebbe stata sì una repubblica ma una repubblica satellite dell’Unione Sovietica.Per questo possiamo dire e vantare che senza dubbio quella di oggi è soprattutto la nostra festa, la festa di chi fin da subito è stato dalla parte giusta della storia e che testardamente continua a volerlo fare.Per questo ci fa piacere che a celebrare l’anniversario sul palco d’onore ci siano, insieme al presidente Mattarella, tre eredi (Meloni, Salvini e Tajani) del grande mondo liberal-conservatore. Quello che ha voluto e costruito la nostra Repubblica.