Il report Fan Threat Index pubblicato da Bitdefender: come le cyber-minacce sfruttano il mondo del motorsport per rubare dati, soldi e account

Il video si congela a pochi secondi dalla partenza. Sullo schermo compare un messaggio di errore dall'aspetto professionale: per continuare a guardare la gara bisogna completare una verifica di sicurezza. Sono tre passi semplici, premere una combinazione di tasti, incollare un comando, cliccare ok. Il tifoso vuole solo vedere la griglia di partenza. Clicca. In quell'istante, senza saperlo, ha appena consegnato le chiavi di casa a qualcuno che le stava aspettando.

È uno scenario affatto ipotetico, che si ripete ogni weekend di gran premio. Mentre la Scuderia Ferrari protegge con investimenti enormi la telemetria, i progetti delle monoposto e le reti in pista, fuori dai cancelli di Maranello si svolge un'altra gara, più silenziosa e molto meno nota, ma il cui calendario segue esattamente quello della Formula 1.

Il Fan Threat Index pubblicato da Bitdefender, l'azienda che è partner di Ferrari per la cybersecurity, è il primo rapporto completo che mette in fila quello che succede nell'ecosistema digitale - enorme e molto complesso - che circonda il motorsport. Un grande marchio come quello del Cavallino rampante non è solamente un bersaglio che fa gola agli hacker di mezzo mondo e deve stare, per tanto, costantemente all'erta. Ma viene sfruttato anche nel nome, nella reputazione e nella passione dei suoi fan. Il meccanismo funziona perché il motorsport crea il terreno di coltura ideale per truffe, scam e raggiri, anche molto creativi per quanto spietati: c'è un pubblico globale di centinaia di milioni di persone, c'è un'alta capacità di spesa, ci sono biglietti scarsi e costosi, abbonamenti televisivi frammentati per paese e decisioni di acquisto che si prendono in fretta, spesso quando i motori in tv già stanno rombando. La fretta della vittima è, come sempre, il carburante del truffatore digitale.