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Forse un giorno la Formula Uno la faranno direttamente al computer, eppure se c’è una cosa che alla fine non cambierà mai è il fatto che sia sempre il pilota a entrare nel mito

“Mi dovete ascoltare!”: più che un grido di rabbia, un manifesto per la nuova generazione di esseri umani, convinti che, se l’uomo non può essere una macchina, allora è giusto che la macchina ne faccia le veci. Forse un giorno la Formula Uno la faranno direttamente al computer, eppure se c’è una cosa che alla fine non cambierà mai è il fatto che sia sempre il pilota a entrare nel mito. Nessuno festeggerà mai un Pc per aver vinto un mondiale. E, tanto meno, un ingegnere: che la categoria se ne renda conto.

Perché la frase disperata di Charles Leclerc ha poi avuto una dimostrazione: se lo avessero ascoltato magari ci sarebbe stata una possibilità, almeno una, perfino remota, che la Ferrari potesse finire sul podio. E invece no, la telemetria aveva già previsto tutto, e poi siccome – secondo il computer - c’era un problema con il carburante, allora si doveva andare più piano. Quarto posto, sarebbe stato, secondo i calcoli e quarto posto è stato: contenti, no? Che ne sa in fondo lui, Charles, di quello che dicono gli algoritmi?