di
Francesca Basso
La risposta alla lettera di Meloni del 17 maggio è attesa per mercoledì 3 giugno in occasione della presentazione da parte della Commissione del Semestre europeo. Prevista flessibilità all'interno della clausola nazionale di salvaguardia per la difesa
Dalla nostra corrispondente BRUXELLES «Non posso dirvi se arriverà questa settimana, ma posso confermare che la lettera del primo ministro Meloni ha ricevuto la massima attenzione e che la questione è oggetto di indagine. Ci sarà una risposta in merito al contenuto della lettera». Lo ha spiegato la portavoce della Commissione europea Paula Pinho ieri durante il briefing quotidiano con la stampa, in risposta a una domanda sulla lettera della premier Meloni, che ha chiesto a Bruxelles di poter estendere alle misure per fronteggiare la crisi energetica la clausola nazionale di salvaguardia prevista per le spese in difesa, che consente fino al 2028 agli Stati di derogare al Patto di stabilità fino a un massimo dell’1,5% del Pil.
Non c’è una «scadenza legale» per replicare alla lettera, ha spiegato Pinho, ma l’aspettativa è che la Commissione possa dare una risposta già mercoledì 3 giugno in occasione della presentazione del Semestre europeo con le valutazioni di finanza pubblica e le raccomandazioni per Paese. L’ipotesi allo studio di Bruxelles sarebbe di acconsentire una flessibilità temporanea per il 2026 e 2027, legata alla crisi di Hormuz, dello 0,3% (le discussioni sono ancora in corso) per le spese legate agli investimenti per la decarbonizzazione e l'efficientamento energetico all’interno della clausola nazionale di salvaguardia per la difesa. Dunque la flessibilità non potrà essere usata per rifinanziare il taglio delle accise. I Paesi che hanno già attivato la clausola per la difesa fino all'1,5% del Pil potranno aggiungere una flessibilità dello 0,3% per l'energia. Nel caso dell'Italia, che non ha ancora attivato la clausola, si tratta di uno 0,3% all'interno dell'1,5%: si tratta di 6,5-7 miliardi all'anno.













