“Hegel nota in un passo delle sue opere che tutti i grandi fatti e i grandi personaggi della storia universale si presentano, per così dire, due volte. Ha dimenticato di aggiungere: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa.” Con queste parole Karl Marx commentava il colpo di Stato in Francia del 1851, con cui Luigi Bonaparte aveva rovesciato la Repubblica.
Il senso di quel parallelismo storico, Il 18 Brumaio di Luigi Bonaparte, è evidente. Il primo Napoleone Bonaparte (lo zio), che con il suo colpo di Stato del 1799 prese il potere assoluto, pur ponendo fine alla Rivoluzione Francese, fu il protagonista di un evento di enorme e drammatica portata storica. Il nipote Luigi Bonaparte secondo Marx non era altro che una caricatura dello zio, un mediocre che cercava goffamente di imitare le gesta del grande predecessore.
Non so se Tomaso Montanari nel suo coraggioso libro, La continuità del male, si sia ispirato anche alla riflessione marxista. Non credo. Perché quando sostiene che la destra di Giorgia Meloni non ripropone il fascismo in modo caricaturale ma lo adatta in modo strategico e tenta di modernizzarlo pur mantenendo i nuclei profondi dell’ideologia fascista, Montanari ci invita a non considerare il fascismo attuale una semplice farsa ma un’insidia reale della democrazia italiana fondata sulla Costituzione uscita dalla resistenza antifascista.








