Sono in Tibet, viaggio incredibile condiviso con mio fratello anni fa, camminando nei pressi di un tempio vediamo un vecchio stendersi a terra, da solo, in cima a un monte, incrocia le braccia, si finge morto.
La guida che ci accompagna ci dice che si sta preparando alla sepoltura celeste, antico rito tibetano in cui i corpi vengono smembrati e offerti in pasto agli avvoltoi, si permette così al corpo di rientrare nel ciclo vitale.
Ascoltiamo cercando di comprendere se quello descritto sia rito antico o se si tratta di usanza ancora in uso, abbozziamo qualche domanda, intanto il vecchio continua nella sua “preparazione alla morte” ma, nel frattempo, veniamo raggiunti da una madre accompagnata da due vivacissimi bambini che, vedendo quel vecchio steso e immobile lo scambiano per un morto, si avvicinano timorosi e lui, simpaticissimo, dopo averli lasciati avvicinare, rimanendo completamente immobile, “risorge” agitando il cappello e scoppiando in una fragorosa risata.
I due bimbi dopo un attimo di smarrimento, si sciolgono, ridono e lo abbracciano.
C’erano pezzi di ossa, resti di denti, nel luogo di quella risata, eppure tutto è stato estremamente sacro.








