Pavia I privati (ma non solo) hanno messo gli occhi sugli oltre 11.500 studenti fuori sede iscritti all’ateneo cittadino. Se i maggiori progetti di rigenerazione urbanistica andranno in porto così come sono stati annunciati negli scorsi mesi, in futuro potrebbero sorgere residenze per almeno 1.600 posti (oltre a quelle già esistenti sul mercato). Un numero capace di eguagliare l’attuale offerta dei collegi Edisu, l’ente per il diritto allo studio che da solo gestisce 11 collegi, garantendo accesso all’istruzione anche ai giovani provenienti da famiglie con bassi redditi. Gli studentati, invece, si inseriscono in un altro “campionato”: quello delle operazioni immobiliari secondo la legge della domanda e dell’offerta. Da decifrare l’impatto sul già saturo mercato immobiliare della città, dove negli ultimi anni i prezzi degli affitti sono aumentati (e di parecchio) con ricadute anche per le famiglie a medio e basso reddito: sono loro che, a causa dei prezzi in rialzo trainati anche dalla domanda dei fuori sede, trovano meno case disponibili e a canoni di locazione più alti. La situazioneI progetti già avviati sono almeno due: il primo riguarda la creazione di un centinaio di posti letto in via Cardano, da parte di un gruppo immobiliare specializzato nel settore della residenzialità turistica e studentesca: i lavori sono finanziati con i fondi Pnrr dedicati al potenziamento degli studentati. I proprietari avrebbero già preso contatti con Edisu per convenzionare il 30 per cento dei posti così da offrirli a canone calmierato (l’approfondimento nel pezzo qui a destra). Una possibilità offerta da alcune leggi nazionali pensate per desaturare il mercato delle case: per tre anni, gli studentati privati possono ricevere finanziamenti ministeriali per abbattere il prezzo di almeno un terzo degli alloggi, equiparandolo a quello dei collegi pubblici. Il secondo intervento riguarda lo studentato universitario “diffuso” che Aler (l’agenzia lombarda per le case popolari) è intenzionata a creare: si tratta di circa 170 posti letto distribuiti su 46 alloggi da ristrutturare – i lavori dovrebbero terminare entro il 2028 – e poi affidare a un privato con un accordo che durerà 12 anni e proventi superiori ai 2 milioni di euro. Secondo le indiscrezioni non confermate, i canoni ipotizzati potrebbero aggirarsi tra i 530 e i 630 euro e, nonostante Aler abbia affermato che gli alloggi da convertire non sarebbero destinabili all’edilizia popolare, il progetto è stato criticato dalla politica locale: Dante Labate, consigliere di Fratelli d’Italia, ne ha parlato come di un “tradimento” della missione dell’azienda, chiamata a garantire case ai più bisognosi. Ma all’orizzonte ci sono anche altri progetti. Tra i più imponenti c’è lo studentato da 700 posti che dovrebbe sorgere all’ex Neca, l’area dismessa da 80mila metri quadri che dovrebbe trasformarsi in un nuovo quartiere tra la stazione di Pavia e il policlinico. Un progetto analogo riguarderebbe anche l’ex area Necchi in zona Città giardino, un tempo cuore pulsante della manifattura pavese: nel masterplan del futuro quartiere Supernova (questo il nome scelto per il progetto di riqualificazione) si parla di uno studentato da 450 camere che – almeno in teoria – potrebbe ospitare anche 600 studenti o più, in base a come queste verranno suddivise. Di recente, inoltre, ci sarebbe stato un abboccamento tra il Comune e un soggetto privato interessato a costruire una residenza da 200 posti teorici presso l’ex palazzo Inps di viale Cesare Battisti, zona ben collegata alla sede storica dell’università (in strada Nuova) e agli istituti scientifici del Cravino. In quella parte della città, inoltre, esistono già due residenze private attive da tempo: una è quella attigua al Campus Acquae, l’altra (gestita da Camplus) sorge a poca distanza. l