Pavia Affitti che aumentano di anno in anno, mentre l’offerta per le famiglie si riduce anche per via della “pressione” sul mercato esercitata dagli studenti fuori sede. Nella città dove in futuro potrebbero sorgere nuovi studentati per oltre 1.600 posti aggiuntivi (alcuni nati dalla riconversione di case popolari o private) il vescovo di Pavia Corrado Sanguineti rimette al centro il valore sociale dell’abitare e si rivolge alla politica: «Sono molto preoccupato dall’emergenza casa, capisco che una parte del mercato guardi agli studenti universitari ma ritengo che vada riservata pari attenzione anche alle famiglie e alle persone in difficoltà. Credo che anche l’amministrazione comunale debba mettere questo argomento in prospettiva, magari convocando un tavolo con gli attori pubblici e privati interessati per rispondere ai bisogni degli universitari senza perdere di vista il quadro complessivo: Pavia non può essere soltanto una città-studentato, il rischio è che si lascino indietro le persone più deboli, sfilacciando di conseguenza il nostro tessuto sociale» afferma il vescovo, da sempre attento alla questione abitativa.

Il futuro di PaviaCon 20mila universitari fuori sede che generano un giro d’affari da oltre 200 milioni annui tra affitti e consumi, il mercato immobiliare di Pavia sta evolvendo come già accaduto in altre città: dagli studentati nella riqualificazione delle aree dismesse al recupero degli uffici pubblici, sono diversi i progetti privati annunciati o in corso. Anche gli enti pubblici hanno fiutato l’occasione: Aler (l’azienda regionale per le case popolari) sta riconvertendo 46 alloggi – molti dei quali in posizione strategica per raggiungere le sedi di ateneo – così da realizzare 170 posti letto da affittare agli studenti, con canoni che potrebbero aggirarsi tra i 530 e i 600 euro. Alcune di queste case erano abitate da anni, con inquilini e famiglie che sono stati trasferiti altrove.