HomeEmpoliCronacaOcchi puntati sulle griffe. Tutti i conti della crisi: "Stanno tornando alla pelle"I numeri parlano di sofferenza dell’artigianato: la moda in difficoltà ma resiste. Le strategie annunciate da alcune importanti maison fanno ben sperare.Lavoro in una conceria del comprensorio del cuoio (foto d’archivio)Ricevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguiciIn un contesto ancora molto complesso ci sono elementi che lasciano intravedere positività per la filiera della pelle. Quali? Ci sono marchi italiani che vogliono riprendere a crescere – maison di moda che in queste settimane hanno reso noto strategie e programmi – e per riuscirci, mettono in campo le operazioni che ritengono più adatte, molte delle quali hanno un denominatore comune: i prodotti in pelle. Una buona notizia per il settore. Specie in questa fase storica tra caro carburante e costi energetici alle stelle che rendono la vita per le imprese sempre più pesante. Un quadro che è stato delineato anche nei giorni scorsi.
"La stretta protezionistica di Washington presenta un conto salato alle Pmi tra agosto 2025 e marzo 2026", è la sintesi di Confartigianato che ha fatto un primo bilancio a livello nazionale: "Il made in Italy a vocazione artigiana è un patrimonio di flessibilità e qualità, ma non può essere lasciato solo. Occorre - ha detto il presidente, Marco Granelli - muoversi come ‘sistema Paesè, con un impegno deciso da parte del Governo". In otto mesi - calcola la confederazione di artigiani e pmi - le vendite verso gli Stati Uniti nei comparti a maggiore presenza di pmi registrano una contrazione del 10,4%, "L’impatto delle tariffe Usa ha colpito il cuore della manifattura made in Italy, invertendo bruscamente un trend che fino a luglio 2025 mostrava una dinamica positiva".






