Allen Ginsberg è stato un poeta molto amato e un formidabile personaggio. Ebbe una vita non certo lunga, essendo nato a Newark (New Jersey) il 3 giugno del 1926 e scomparso a New York il 5 aprile del 1997, e dunque sono passati cento anni esatti dalla sua nascita. Già nel 1956, quando a San Francisco lesse in pubblico Urlo, la sua fama ebbe inizio. Ed ecco di quel testo il famoso attacco, nella traduzione di Fernanda Pivano, che del poeta americano ha curato le maggiori edizioni in Italia: “Ho visto le menti migliori della mia generazione distrutte dalla pazzia, affamate nude isteriche, / trascinarsi per strade di negri all’alba in cerca di droga rabbiosa, / hipsters dal capo d’angelo ardenti per l’antico contatto celeste con la dinamo stellata nel macchinario della notte”.

Nei testi di Ginsberg, punto di partenza della beat generation, è sempre sorprendente l’accumulo formidabile di situazioni e personaggi còlti nella piena concretezza del vissuto, nell’intreccio di elementi che ancora sono in grado di attrarre e sorprendere il lettore. In lui agirono vari elementi di diversa natura, come per esempio la musica jazz. Tra le sue opere essenziali risalta più di tutte Jukebox box all’idrogeno, apparso in varie edizioni nella nostra lingua, vistosamente provocatorio nelle scelte della scrittura.