I cavalli bianchi al galoppo per quella specie di autostrada urbana di Roma che si chiama via Cristoforo Colombo l’altro giorno sembravano il simbolo di una Repubblica a briglie sciolte che incede verso l’ignoto.

Quei cavalli avrebbero dovuto sfilare alla Festa del 2 giugno, ma erano sfuggiti non si sa come e perché: un brutto presagio? L’appuntamento per gli ottanta anni della Repubblica quest’anno sarà una festa di piazza, non dunque il tradizionale mega-ricevimento nei giardini del Quirinale, appuntamento diventato negli ultimi anni più kitsch che glamour, troppe fidanzate e fidanzati, troppi tacchi dodici, troppi ipocriti sorrisoni tra gente che si detesta, troppo contrasto con la realtà.

Meglio la Festa tendenzialmente di tutti: più “mattarelliano” come omaggio. Bravo, Presidente. Eppure la scena dei cavalli impazziti sull’asfalto rovente della Colombo e delle Terme di Caracalla è stata come uno nuvolone nel cielo. È superstizione, ma insomma… La Repubblica è forte. Ma bisogna stare attenti: non sono tempi felici. Perché si avverte come un’aria di fine stagione senza che sia chiaro cosa accadrà dopo. L’economia, la giustizia, i giovani, la cultura, la posizione internazionale: se ci si pensa, non esiste un solo capitolo della vita nazionale che poggi su un fondamento di certezza.