Imola, 2 giugno 2026 – Imola corre. Nomen omen. Nella patria dell’autodromo la lista civica che ha bruciato ogni pronostico non poteva che chiamarsi così. Ed è forse per questo che dopo cinque anni da sindaco Marco Panieri ha preso così tanti voti, 21.897 in una città di quasi 70mila anime – 30mila e settecento votanti e qualche spicciolo –, più della prima volta da sindaco, più di ogni altro dal 1948 a oggi. Per il resto della compagnia – quattro candidati dalla sinistra-sinistra al centrodestra – restano le briciole o poco più. Perché lui è così, corre, cento ne fa e altrettante ne pensa. Miracolo della velocità nella motor valley che incontra le campagne dove fiorirono le avanguardie del socialismo di Andrea Costa e le cooperative rosse, ma dove in tempi recenti ha attecchito anche il seme del grillismo duro e puro della primissima ora (sindaca Manuela Sangiorgi, ora migrata nel centrodestra). Chiamatela pure evoluzione della specie nella terra dove il Pci ed epigoni governano dalla notte dei tempi. Trentacinque anni, faccia pulita da bravo ragazzo della porta accanto, enfant prodige del Pd 2.0 portato a vette di renziana memoria (45%), uomo copertina del centrosinistra in Emilia-Romagna a caccia di volti nuovi nel millennio della politica social.
Imola vuole tornare a correre, Marco Panieri è il sindaco più votato di sempre. I cittadini: “Siamo un gioiellino”
Il fallimento dell’esperienza grillina nel 2019 ha riportato il Pd al governo. Il primo cittadino (rieletto) vuole trasformare la città in una meta turistica








