La squadra negoziale iraniana ha sospeso i colloqui indiretti e lo scambio di messaggi con gli Stati uniti per protestare contro le operazioni israeliane in Libano. Teheran avverte che il cessate il fuoco raggiunto l’8 aprile rischia di crollare se Israele continuerà le proprie azioni militari. Trump ha risposto «Non mi interessa se sono finite, onestamente. Non me ne importa proprio niente. Non me ne potrebbe importare di meno». Salvo scrivere poco dopo su Truth che non è vero niente: «Le trattative stanno continuando», e «a ritmo spedito» per giunta.
TEHERAN SOSTIENE che l’intesa raggiunta ad aprile debba essere considerata valida per tutti i fronti regionali, compreso quello libanese. Una posizione che era stata confermata inizialmente dal mediatore pakistano, ma successivamente respinta dagli Usa. Il Comando centrale iraniano ha lanciato un avvertimento dopo che il premier israeliano Netanyahu ha minacciato nuovi bombardamenti su Beirut e la sua periferia sud. In una dichiarazione attribuita al generale Ali Abdollahi, l’Iran ha sostenuto che un eventuale attacco costituirebbe una nuova violazione del cessate il fuoco e ha invitato i residenti delle aree settentrionali di Israele e degli insediamenti militari ad abbandonare le zone interessate «se non vogliono subire danni». Il costo dei futures sul petrolio è cresciuto di oltre il 6%, riflettendo il timore di una nuova escalation in Medio oriente.










