MILANO – Per vent’anni l’Afghanistan è stato occupato nel nome della pace, della democrazia e dei diritti. Sono stati spesi oltre tre trilioni di dollari: detta meglio, vuol dire che di dollari ne sono stati spesi 3.000 miliardi. Ma la maggior parte di quelle risorse è servita a fare la guerra, non a costruire la pace. Armi, eserciti, sicurezza militare. Molto meno è stato investito per costruire consapevolezza, istruzione, emancipazione reale e cambiamento culturale.

Ma 20 anni sarebbero bastati per cambiare davvero le cose. Vent’anni sono lunghi abbastanza per seminare un cambiamento profondo, se davvero lo si vuole. Poi, dopo anni di trattative, le chiavi del Paese sono state riconsegnate ai talebani. Ai tavoli negoziali non c’erano donne. E dei diritti delle donne si è parlato troppo poco e male, quasi fossero un tema secondario rispetto agli equilibri geopolitici.

E oggi le bambine che si possono sposare per una legge che lo permette. Oggi la comunità internazionale si indigna perché in Afghanistan il matrimonio delle bambine viene di fatto legittimato, mentre donne e ragazze vengono private della scuola, del lavoro, della libertà di movimento e perfino della possibilità di essere viste, in un Paese dove si oscurano le finestre delle case per cancellare la presenza femminile dalla vita pubblica.