“Già prima del terremoto e della crisi legata all’espulsione di oltre 4milioni di afghani da Iran e Pakistan, calcolavamo che almeno 28 milioni di persone in Afghanistan avesse necessità di supporto umanitario. Adesso i bisogni, sono incalcolabili e i fondi per l’assistenza non ci sono”. Samira Sayed Rahman è la responsabile Paese di Save the Children in Afghanistan. Fino a qualche giorno fa era in Kunar, la provincia colpita dal devastante terremoto che ha provocato più di 2.200 morti e oltre 4mila feriti. Numeri provvisori e probabilmente approssimati per difetto. “Molte comunità sono ancora isolate, dove possibile i soccorsi stanno arrivando in elicottero, ma ci sono intere zone da cui non si hanno notizie perché le vie d’accesso sono crollate”. Anche per questo, spiega, in molte zone si scava con quello che si ha: pale, picconi, vanghe. Non ci sono più strade su cui ruspe e mezzi meccanici possano transitare”.

Qual è la situazione sul terreno?

“Quello che ho visto è impressionante. Intere aree sono distrutte, ci sono villaggi e paesi in cui tutti gli edifici sono ridotti in briciole. Non c’è donna con cui abbia parlato che non abbia perso cinque, sei o sette membri della propria famiglia. Ho incontrato un gruppo di persone ferme sul ciglio della strada che mi ha indicato un pezzo di terra poco lontano e tutti mi hanno detto solo: abitavamo lì, adesso ci sono 45 tombe. La gente ha perso tutto. I fortunati hanno una tenda, ma molti dormono a terra, esposti alle intemperie. E ha già iniziato a piovere. La stagione fredda lì sta arrivando”.