SHENZHEN – Ha la grandezza di un francobollo, quasi invisibile nell’enorme anfiteatro sotto il quartier generale di Byd. Ma per il primo costruttore al mondo di auto elettriche, il piccolo oggetto è quanto di più grande potesse proporre per dimostrare in Cina e al mondo di essere competitivo su mercati che assorbono meno auto e richiedono sempre più tecnologia. Si tratta di un chip a 4 nanometri per la guida autonoma fino a livello 4 chiamato Xuanji A3, dice Wang Chuanfu, fondatore e presidente di Byd di fronte a una platea di fans locali e media internazionali, rivendicando di essere il primo costruttore al mondo ad averlo prodotto in proprio. Il chip serve poi un sistema di parcheggio completamente automatico, che ci hanno mostrato: si scende, e con un comando a distanza l’auto si sistema da sola. Per sperimentare su strada il livello 4, Byd dovrà però attendere che il governo lo autorizzi.
Nella realtà, altri costruttori come Xpeng hanno un chip proprietario per la guida autonoma (il rivale di Guangzhou ha già iniziato la produzione di serie di un robotaxi, Byd non ne ha ancora parlato, Geely ha appena presentato il concept Eva). Ma il messaggio è chiaro: siamo in gara per la supremazia tecnologica, anche se il gruppo è nato come produttore di batterie e poi di auto soprattutto per il mass market. In Cina, dove le vendite di veicoli sono in calo, i migliori costruttori sono spinti dal governo a cambiare passo su ricariche ultraveloci e guida autonoma. «A novembre – ci dice Alfredo Altavilla, special advisor di Byd Europe dopo essere stato il braccio destro di Sergio Marchionne in Fca – il presidente cinese ha dato per acquisita l’elettrificazione della mobilità, una battaglia vinta per usare le sue parole. D’ora in poi si investe su software, chip e intelligenza artificiale, la nuova competizione mondiale. Questo chip è la nostra risposta».










