Lavoro 01 giugno 2026 Abbiamo parlato con i fondatori di UNITA, l’associazione del settore che è nata un anno fa per «una realtà lavorativa più giusta, soddisfacente e sostenibile» Dietro la vicenda della nuova serie animata di Zerocalcare, che in queste ore è diventata un caso politico, c’è quella di un gruppo di giovani molto determinati che ha un obiettivo inedito, in tempi di sfiducia verso i modi tradizionali della politica: fondare un nuovo sindacato che si occupi della propria categoria professionale, quella dei lavoratori nel settore dell’animazione.

Mattia Monteduro, 27 anni, fiorentino, è cofondatore insieme a Nicola Gualtieri di UNITA, l’Unione Italiana Animatori, il cui profilo Instagram ha fatto partire il caso. «Sono un animatore e lavoro in questo settore da cinque anni sia in Italia che all’estero, in Irlanda e in Francia. Al momento lavoro soprattutto con l’Irlanda, perché in Italia le condizioni sono tremende».

La spinta a fare qualcosa per migliorare le condizioni lavorative del settore dell’animazione gli è venuta dalla sua esperienza personale. In una delle sue prime esperienze per una importante studio di animazione italiano gli era richiesto di lavorare «sabato e domenica, più di cinquanta ore settimanali», con ricadute sul suo benessere psicologico. «Facendo le mie ricerche ho trovato ACTA, che si occupa dei diritti dei freelance». E di lì a poco si è reso conto che il suo caso coincideva con la descrizione di una falsa partita IVA, ovvero un lavoratore formalmente autonomo a cui però vengono richieste prestazioni da dipendente.