Una polemica da due spicci. Si potrebbe riassumere così lo scambio, al veleno, intercorso in queste ore tra gli animatori e i grafici della nuova serie di Zerocalcare, Due spicci; la casa di produzione Movimenti e il suo studio DogHead Animation; Anica, Cartoon Italia e persino il mondo politico.
Il retroscena Tutto è nato da una serie di articoli che riprendevano dichiarazioni – rigorosamente anonime – e post – pubblicati su Unita e poi rimossi – dove si sosteneva che grafici e animatori sarebbero stati sottopagati dalla società di produzione Movimenti e il suo studio DogHead Animation. Il loro compenso sarebbe ammontato a sei euro l’ora, a fronte peraltro di ritmi lavorativi da lavoro dipendente, non da partita Iva. Qualche lavoratore, vista la proposta economica, avrebbe rifiutato fin da principio, altri si sarebbero fatti andare bene la situazione per causa di forza maggiore. «Tutti dovrebbero sapere che ci hanno dato davvero Due Spicci”, è uno dei commenti riportati. “Ho accettato perché questo mestiere è così ovunque: se rifiuti, fai la fame».
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Un polverone politico Il caso si è subito trasformato in un polverone politico con il senatore di Forza Italia, Maurizio Gasparri, che ha presentato un’interrogazione al ministero del Lavoro, per «fugare ogni sospetto ed evitare di pensare che per fare Due spicci in tv si siano dati due spicci a lavoratori trattati in maniera non adeguata. Non sarebbe la prima volta che qualcuno predica bene ma razzola male». Nessun commento di Zerocalcare Al momento l’autore Zerocalcare non ha rilasciato commenti mentre la società di produzione Movimenti ha comunicato che andrà per vie legali, ribadendo l’infondatezza del quadro ricostruito per mezzo stampa. “In queste ore ci stiamo trovando davanti a un attacco inaccettabile – è il commento ufficiale -, partito da un collettivo di persone che si celano dietro l’anonimato, attraverso la pubblicazione di una serie di accuse prive di alcuna attendibilità e che respingiamo con forza. Fino a oggi, a fronte di numerose produzioni, non ci sono mai pervenute lamentele attraverso le associazioni di categoria, istituzionalmente riconosciute e alle quali ogni artista ha la possibilità di rivolgersi e con le quali continuiamo a essere in costante e aperto dialogo”.










