Ingoia, è un sensore. E serve per farti le analisi da dentro meglio di qualsiasi esame invasivo: il futuro si sta sviluppando, racconta The Economist, con componenti che possono essere assunti senza danno per il corpo umano.

Cos'è il modulo Gismo e come funziona

Parliamo di oggetti che possono andare da un trasmettitore wireless, microchip, batteria e una serie di sensori chimici. Li studiano un po’ in tutto il mondo, soprattutto in Belgio e Olanda, risultato: Gismo (Modulo smart gastrointestinale): una capsula grande quanto i TicTac che si comprano al supermercato capace di viaggiare dentro un budello, prendere una lettura chimica ogni 20 secondi e inviare i dati ad un ricevitore ancorato alla cintura dei pantaloni. Si possono così fare diagnosi di routine, medicazioni mirate, e così via. Per adesso il Gismo è in prova su chi soffre di colite ulcerosa e cancro al colon: si ingoia prima della colazione e la si raccoglie in bagno qualche giorno dopo.

Questo sensore si muove in un ambiente, l’intestino umano, nel quale migliaia di microrganismi e batteri possono dire molto sulla salute del paziente, molto più di una colonoscopia rettale che è invasiva, dura mezz’ora e non tutti vogliono effettuarla. Una ventina d’anni fa è stata lanciata la PillCam, una microcamera da ingoiare che è stata usata da quattro milioni di pazienti nel mondo: però qui si tratta più di valutare la chimica interna, dai gas all’acidità alla raccolta di molecole infiammate, la loro evoluzione per effetto di cibo, malattie e medicine.