Il nome tecnico suona complicato, “proteomica spaziale virtuale”. Di fatto, si tratta di una nuova applicazione dell’intelligenza artificiale nel campo della medicina, e in particolare dell’oncologia: un gruppo internazionale di ricercatori di Microsoft Research, Providence e dell’Università di Washington ha presentato, sulle pagine della rivista Cell, GigaTIME, uno strumento basato sull’Ai in grado di modellare il microambiente tumorale su una scala finora impensabile. Lo strumento non si limita ad analizzare i dati, ma “traduce” le immagini standard dei tessuti in mappe digitali complesse, rivelando le interazioni tra cellule immunitarie e tumore che spesso sfuggono ai test tradizionali: questo miglioramento potrebbe portare, in futuro, a terapie sempre più mirate, personalizzate ed efficaci.
I.A. e genomica, una nuova alleanza per la medicina di domani
22 Ottobre 2025
Dal vetrino alla mappa molecolare
Il metodo “standard” per studiare i tessuti prevede l’uso di vetrini colorati con ematossilina ed eosina, una tecnica economica e molto diffusa che, però, non rivela esplicitamente lo stato di attivazione delle proteine. Al momento, per ottenere dettagli molecolari profondi e significativi, sono necessari giorni di lavoro e costi che possono raggiungere migliaia di euro per ogni singolo campione. GigaTIME mira a superare proprio questo ostacolo: addestrato su 40 milioni di cellule, il software è in grado di generare immagini con i dettagli molecolari in pochi secondi, partendo dai vetrini. Lo strumento, in particolare, ricostruisce l’attività di 21 diversi canali proteici, permettendo così a ricercatori e clinici di visualizzare come le cellule del sistema immunitario, come i linfociti T o i macrofagi, interagiscano con la massa tumorale.







